Torna anche quest’anno “Una Colomba per la Vita”, la campagna di raccolta fondi promossa da ADMO Trentino per sostenere la donazione e il trapianto di midollo osseo. Sabato 14 e domenica 15 marzo i volontari dell’associazione saranno presenti in circa 50 piazze del territorio per sensibilizzare la popolazione e raccogliere fondi a favore della ricerca e delle attività legate alla lotta contro le malattie del sangue.
Protagonista dell’iniziativa è la colomba pasquale, simbolo di solidarietà e speranza, accompagnata dai cioccolati realizzati dall’azienda Dolcem. Il ricavato della campagna sarà destinato a realtà impegnate quotidianamente nella ricerca e nella cura delle patologie ematologiche, come il Laboratorio di tipizzazione HLA dell’ospedale Santa Chiara di Trento e la Fondazione Città della Speranza di Padova.
Nel 2025 sono stati 792 gli aspiranti donatori trentini che hanno effettuato la tipizzazione, il semplice prelievo di sangue che consente l’ingresso nel Registro italiano dei donatori di midollo osseo. Tra questi, 14 sono risultati compatibili con pazienti in attesa di trapianto e hanno portato a termine il percorso di donazione. Dalla nascita del registro provinciale nel 1992 sono invece 175 i cittadini trentini che hanno donato il midollo, contribuendo a salvare vite.
La donazione di midollo osseo è gratuita, anonima e volontaria e rappresenta spesso l’unica possibilità di cura per chi soffre di gravi malattie del sangue. Per questo ADMO invita i giovani tra i 18 e i 35 anni, in buona salute e con un peso superiore ai 50 chili, a informarsi e valutare l’iscrizione al registro nazionale dei donatori. Anche chi non può donare può sostenere l’associazione partecipando alle iniziative o diventando volontario.
Tutte le piazze coinvolte nell’iniziativa sono consultabili sul sito di ADMO Trentino, dove è possibile trovare informazioni sulle modalità di donazione e sulle attività dell’associazione. L’obiettivo resta lo stesso: aumentare il numero dei donatori per permettere a ogni paziente nel mondo di trovare il proprio “gemello di midollo”, quell’uno su centomila che può rappresentare una concreta speranza di vita.