Luca De Fusco, regista dello spettacolo Sabato, Domenica e Lunedì, porta in scena al Teatro Sociale di Trento una delle opere di Eduardo De Filippo scritta nel 1959. Il testo è maneggiato con rispetto e non viene stravolto permettendone una grande riflessione sui rapporti familiari, sul teatro e la drammaturgia napoletana. De Filippo, infatti, viene considerato un Goldoni del novecento; egli cambia e rivoluziona il mondo delle maschere napoletane (da Pulcinella a Felice Sciosciammocca) abbandonandole e prediligendo il realismo e le vicende umane quotidiane. Proprio in quest’opera il drammaturgo napoletano si diverte a prendere in giro i suoi colleghi filodrammatici, facendo interpretare ad uno dei personaggi un amante della tradizione anarchica delle maschere e di Petito. La commedia di De Filippo, inoltre, parte come spunto di intrattenimento per arrivare ad indagare aspetti sociali e psicologici che non finiscono mai di interrogare l’uomo.

De Fusco davanti ai capolavori eduardiani diventa un regista interprete, un direttore d’orchestra, lasciando intatta l’opera di De Filippo. Sceglie, infatti, accuratamente i quattordici attori, tra i quali emergono i bravissimi protagonisti Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma, rispettivamente nei ruoli di Rosa e Peppino Priore. Realizza, quindi, uno spettacolo “chiaro” privo di video, musiche originali o immagini chiaroscurali, donando al pubblico uno spaccato di vita quotidiana in cui una famiglia allargata si riunisce per il pranzo della domenica. Il rituale laico comincia il Sabato portando l’equilibrio familiare ad essere disturbato da temporalesche gelosie domenicali, perché non si è più capaci di parlare e dialogare con quell’intimità che fa dire “il pane al pane e il vino al vino”. Lo spettacolo lungo tre atti, infine si conclude con un sorriso, l’immagine meno cara alla commedia dell’arte, ma che forse è quella che ci fa riflettere maggiormente nei nostri rapporti quotidiani.
Immagini Centro Servizi Culturali Santa Chiara