Vivono oltre il limite del bosco, in ambienti estremi e isolati, e proprio per questo sono tra le specie più specializzate del pianeta. Gli uccelli di montagna, però, sono anche tra i più esposti agli effetti del cambiamento climatico. A evidenziarlo è uno studio internazionale pubblicato su Ecology rivista scientifica e coordinato, tra gli altri, dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento.
La ricerca ha analizzato oltre 800 specie distribuite nell’Olartico, mostrando come quelle adattate a climi più freddi abbiano un’elevata unicità funzionale, cioè svolgano ruoli ecologici difficilmente sostituibili. Tra queste figurano specie simbolo come il gipeto, la pernice bianca e il fringuello alpino.
Negli ultimi decenni, però, il riscaldamento globale ha modificato profondamente questi habitat. L’aumento delle temperature e l’avanzata della vegetazione stanno riducendo le praterie alpine, mentre eventi climatici estremi compromettono la riproduzione, alterando la disponibilità di cibo nei momenti chiave.
Secondo lo studio, proprio alle alte quote – anche lungo le Alpi – le specie diventano più uniche ma anche più fragili, a causa dell’isolamento e della ridotta variabilità genetica. La loro eventuale scomparsa potrebbe avere effetti a cascata sugli ecosistemi.
Per questo, sottolineano i ricercatori, è fondamentale rafforzare le strategie di conservazione, proteggendo le specie più specializzate e i cosiddetti “rifugi climatici”, cruciali per la loro sopravvivenza futura.