Si conclude l’Ateneo dei Racconti

Tre premi di tre diverse giurie, due interpretazioni dell’attrice Francesca Sorrentino, un fine-settimana di laboratorio con Davide Longo, e tanti applausi a finalisti e organizzatori: così si è conclusa, venerdì 4 aprile, la terza edizione dell’Ateneo dei Racconti, il concorso letterario che ha impegnato per svariati mesi i numerosi partecipanti.

Il racconto “Vincent”, di Sofia Adami, ha ottenuto la doppia vittoria come Miglior Racconto sia secondo la giuria studentesca che secondo la giuria letteraria. La giovane autrice, secondo la motivazione avanzata da Longo, Gubert e Sangermano, “è brava, ha sguardo, ha fiato, ha voglia, ha strada davanti”, e gli studenti che l’hanno premiata la dicono “conscia delle proprie capacità e in grado di gestire in modo convincente la forma racconto”; il suo racconto, dice ancora giuria studentesca, s’impone in virtù della “qualità della scrittura abbinata a un intreccio narrativo originale, (…) le accurate ed equilibrate scelte linguistiche e il felice uso delle metafore, (…) la capacità di rendere in modo adeguato gli stati d'animo di una personalità tormentata e di accostare in modo raffinato emozioni e colori”.

Il premio per la Miglior Performance è stato conferito a Michele Flore, autore di “Figgiu de Némmoso”. I giudici, Claudia Gelmi, Paolo Malvinni e Francesca Sorrentino, hanno apprezzato la sua “vis affabulatoria in grado di valorizzare gli stati emotivi evocati nello scritto e di generare un coinvolgimento empatico con il pubblico”. Lo stesso racconto è stato inoltre menzionato dalla giuria letteraria grazie al “potere evocativo” della lingua usata, che sa raccontare una “Sardegna mitica e arcaica, dove sembrano dominare magia e vendetta”.

Ulteriori menzioni a testi meritevoli sono state pronunciate dalla giuria letteraria, a “Slot Machines” di Tommaso Moretti per l’efficace rappresentazione dei personaggi, e dalla giuria artistica, a “Taxi” di Giulia Lorandi” e a “La collezione” di Laura Giuliani”, rispettivamente per la “messa in scena ben strutturata che arricchisce la forza espressiva del racconto” e per la “cura nell'uso della voce e del gesto, che ha donato alla narrazione precisione e delicatezza”.

(B.J.B.)