Remember Shakty

Articolate strutture ritmiche, contrattempi imprevisti e sorprendenti, poliritmie, cesurae e sincopi, fiumi di melodie intrise di tradizione. Un invito alla danza.

Questa la serata di musica indo-britannica dei “Remember Shakti”, guidati dal signore delle corde John Mclaughlin. La virtuosa formazione che l’accompagna è composta dal genio del mandolino indiano Uppalapu U Shrinivas, dal mitico Zakir Hussain alle tabla e dagli straordinari Shankar Mahadevan alla voce e V. Selvaghanesh al Ghatam.

Da quando il Re del Jazz, Miles Davis, con cui Mclaughlin aveva registrato Bitches Brew e In a Silent Way, gli disse: Hey John è ora che cominci a pensare al tuo gruppo “, il chitarrista decise di fondare la strepitosa Mahavishnu Orchestra con il mitico Billy Cobham e il violinista Jean-Luc Ponty. Poi intraprese una continua e profonda ricerca sulla musica orientale costruendo una delle più importanti esperienze di contaminazione musicale tra Oriente e Occidente.

Fu nel 1997 che Maclaughlin e Hussain decisero di riformare il gruppo degli anni 70’ “Shakti” (“potenza”, “energia”), uno dei primi esempi di World Music, con la nuova formazione “Remember Shakti”, che vide la sostituzione del violino col mandolino e il cambio generazionale, da padre a figlio dei Selvaghanesh. Da allora la formazione è stata acclamata nei più grandi festival di musica internazionale.

L’originalità e l’innovazione delle loro composizioni consiste in una sintesi tra i canoni musicali della musica carnatica, tipica del Sud dell’India, e gli schemi e le concezioni musicali della musica del mondo occidentale. Due universi sonori, due filosofie, due diverse concezioni del mondo che si incontrano, e attraverso il dialogo ed un fertile confronto sono capaci di creare un genere musicale unico ed in grado di coinvolgere chiunque l’ascolti.

Ruolo fondamentale è stato naturalmente quello dell’improvvisazione sonora, elemento essenziale sia del Jazz che della musica tradizionale indiana.

La musica Carnatica, detta anche “Musica dell’Immaginazione”, ammette infatti diverse tipologie d’improvvisazione. Queste partono da un elogio del canto e delle linee melodiche, trasformate e manipolate di continuo, fino ad arrivare al “Tani Avartanam”, che si basa principalmente sui virtuosi e fantasiosi assoli dei percussionisti, che possono durare dai 2 ai 20 minuti e che vedono protagonisti strumenti come le tabla, ma anche il kanjira e il ghatam.

Così questa esperienza inconsueta e fuori da ogni schema prestabilito, ha sbalordito e sorpreso tutto il pubblico del Teatro Santa Chiara in occasione del primo incontro della rassegna “Itinerari Jazz” di Trento. Un pubblico attento e rapito ha seguito ogni nota e ritmo, facendosi trascinare dalle veloci suddivisioni scandite dai “Ta-ri-ki-ta”, non resistendo alla tentazione di portare il ritmo con il battere delle mani.

Non c’era modo migliore per coronare il ritorno dell’ora solare, per salutare definitivamente la stagione calda e rendere grazie alla Natura, con le sue luci, profumi e colori.

Micka Nandri (“Tante grazie”)

                                                                                             
                                                                                                  Michele Bolognese e Daniele Saguto