ASD Intrecciante: i gol del terzo tempo (2/2)

Si è tenuta lunedì 3 dicembre l'ultima partita della stagione per l'ASD Intrecciante, all'insegna di integrazione e nuove amicizie

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di Giulia Leccese

Quando il freddo di dicembre raggela dalla testa ai piedi, andare ad assistere ad una partita di calcio in un campo all’aperto potrebbe non sembrare la più allettante delle idee. Eppure, erano in tantissimi, lunedì 3 dicembre, allo stadio di Mattarello, con vin brulè ed entusiasmo alla mano, a fare un tifo deciso e rumoroso per l’Intrecciante, alla sua ultima partita di questa stagione, contro la Multigest di Bolzano, una delle squadre più combattive di questo torneo.

I ragazzi entrano in campo con l’atteggiamento estremamente positivo e corretto che li contraddistingue, caricati, in questa occasione, da un prepartita tutto particolare: dalle 18, infatti, squadra e tifosi hanno preso parte ad un aperitivo sociale di supporto alla squadra: molti i nuovi tesserati, in continua crescita l’appoggio dei nuovi sostenitori, sempre caloroso quello dei vecchi affezionati.

Un tifo che non si affievolisce neppure quando i gol subiti aumentano e l’ipotesi di vittoria sfuma: i cori, anzi, continuano sempre più decisi. Chi tifa Intrecciante, a.s.d. composta da una trentina di ragazzi, tra richiedenti asilo, studenti universitari e alcuni rappresentanti del mondo calcistico locale, infatti, non è di certo il tipico tifoso di calcio dell’immaginario comune: tra di loro c’è gente che il calcio non lo ha mai seguito in vita propria, c’è chi ancora si chiede cosa sia un fuorigioco, c’è chi invece è appassionato, ma stanco di guardarlo in televisione, c’è chi magari ora non lo segue più, ci sono maschi e femmine, la maggior parte sono giovani.

Chi segue l’Intrecciante non finisce di essere tifoso alla fine della partita, ma lo è prima e lo continua ad essere dopo, durante il terzo tempo, prezioso momento di aggregazione in cui si festeggiano sconfitte, vittorie, pareggi, allenamenti, durante i quali si celebra un percorso di crescita individuale e collettiva. Infatti, come tiene a sottolineare più volte la presidente dell’associazione, Serena Endrizzi, la squadra non nasce con lo scopo primario di vincere il titolo all’interno del torneo amatori, ma piuttosto di creare una rete di rapporti che coinvolga i ragazzi italiani e i richiedenti asilo e di dar loro la possibilità di imparare gli uni dagli altri, in modo tale da abbattere muri e i luoghi comuni, primo fra tutti il razzismo, ridisegnare confini dalle linee sempre più legate le une con le altre, in un intreccio ben saldo.

Assistendo ad uno dei “lunedì con l’Intrecciante” ci si rende subito conto di quanto, durante la partita, lo stadio si trasformi rapidamente in un melting pot: un intreccio di lingue sia sul campo che sulle tribune; dove l’italiano ancora non arriva, viene aiutato da qualche frase in inglese o in francese, in un crogiolo di culture che, secondo un processo sempre più veloce ed inarrestabile, senza essere costrette e in totale autonomia, si compenetrano e si aiutano le une con le altre.

img. source: Facebook.com