«Combatto per esprimere me stesso. Bello vincere, ma bisogna essere felici. Ho smesso per ritrovare ciò che ho sempre amato. Lo sport mi fa sentire a casa. I tifosi sono la ragione per cui gareggio».
Non sono il successo, la fama e gli obiettivi a definire che cosa sia il concetto di felicità legata allo sport: lo sa molto bene Lucas Pinheiro Braathen, sciatore norvegese-brasiliano, oggi in gara per il Brasile, vincitore di due Coppe del Mondo di specialità e dell’oro olimpico nello slalom gigante a Milano Cortina 2026.
La sua storia inizia però con dei calci ad un pallone: uno sport che lo interessava, mentre arrivava addirittura a odiare lo sci: per gli scarponi, il freddo e la difficoltà ad imparare. Ma poi arrivò il cambio di rotta.
La sua carriera ha una connotazione ben precisa: raggiungere ciò che si desidera non significa necessariamente aver scoperto che era ciò di cui si aveva bisogno. Il coraggio di non accontentarsi, non a livello sportivo, bensì a livello umano: il clamoroso ritiro annunciato nel 2023 scaturisce da quella linea di pensiero, che ha sempre accompagnato Lucas nella sua vita e nello sport, ossia quella di sentirsi felice e poter esprimere sé stesso al meglio, senza che nessuno possa comprimere la sua libertà.
Una parola che ha ripetuto spesso durante l’intervista e che riecheggia nelle sue scelte: l’addio e poi il ritorno sotto bandiera brasiliana, quella bandiera che richiamava le sue origini. Un ritorno che trova poi la sua massima espressione nell’oro olimpico conquistato a Milano Cortina 2026: non soltanto un successo sportivo, ma la dimostrazione che fermarsi non significava rinunciare alla vittoria. Al contrario, Braathen ha dovuto prima ritrovare la propria felicità per poter tornare a vivere pienamente anche il successo. Perché vincere resta bello, ma una coppa, per quanto importante, finisce lì: ciò che conta davvero è riuscire a riconoscersi nel percorso che ha portato a conquistarla.
Non è mai facile fermarsi, soprattutto ai suoi livelli, dove la concorrenza è sempre pronta a colmare il divario. La necessità di Lucas non era ritrovare la forma agonistica, ma ridare allo sci lo spazio che ha sempre meritato, senza permettergli di sconfinare eccessivamente nel resto della sua vita. Lucas rifiuta di vedere l’essere atleta come un’identità totalizzante: lo sport è ciò che lo fa sentire a casa: non una casa che lo soffoca, bensì uno spazio che gli permette di muoversi come meglio crede.
Detto questo, la libertà passa anche dalle persone che circondano un atleta: come sostenuto anche da Emerson Fittipaldi, la famiglia e gli amici hanno un ruolo rilevante nello sviluppo della carriera e nel benessere di un atleta. E su questo punto viene ricordata la grande amicizia di Lucas con lo sciatore norvegese Atle Lie McGrath. Un rapporto costruttivo, attivo, fondato su un grande investimento da entrambe le parti, sia nel momento dei complimenti sia in quello delle critiche.

Questo concetto di libertà viene affrontato anche con ironia dalla Gazzetta dello Sport: la foto di Lucas, nella quale si vedono le sue unghie dipinte, diventa l’opportunità per aprire una riflessione, che culmina in una delle espressioni più chiare della filosofia di Braathen. Non vuole essere ricordato come una personalità piatta, bensì come una persona che ha vissuto pienamente, che ha potuto tenere in mano la propria vita, e che in ogni momento possiede la libertà di darle una direzione diversa. Le unghie – un esempio fra gli altri – non rappresentano alcuna strategia comunicativa, semplicemente fanno parte di Lucas e rappresentano un modo in più per esprimere la sua essenza. E anche se questo non piace a tutti, non è importante: piegarsi di fronte alle critiche o ai giudizi lo distoglierebbe da quello che è il suo vero obiettivo; perciò è convinto della necessità di fare ciò che sente, in quanto se si fa sempre ciò che gli altri si aspettano, si finisce per non esplorare nulla. E queste parole hanno anche una corrispondenza pratica: la partnership con Moncler Grenoble non è una semplice sponsorizzazione, bensì un’altra opportunità di dare sfogo alla sua personalità, libertà che Moncler gli permette di esercitare.
Da qui si apre la parte finale, che diventa un manifesto di vita: «Qualsiasi cosa vogliate fare, ascoltate cosa dice il vostro bambino interiore, siate tutto ciò che vogliate essere senza preoccuparvi di ciò che dicono le persone». E infine: «Il futuro è solo una conseguenza dell’oggi: per poter forgiare il futuro è fondamentale essere presenti nell’oggi. Il futuro viene da voi, non è il futuro che viene da voi. È fondamentale ascoltare se stessi e il futuro arriverà». Un futuro quindi, che non arriva semplicemente aspettandolo, ma che prende forma attraverso le scelte e le azioni compiute nel presente.
