Il pubblico della poesia #15: Lorenzo Bartolini

Una riflessione collettiva. Quindicesima puntata

Il pubblico della poesia #15: Lorenzo Bartolini

di Adriano Cataldo

 

La poesia fa male

Nanni Balestrini


 

Per costruire questa piccola rubrica ci siamo posti una domanda: quali sono i confini della poesia?

In un mondo in cui il richiamo ai confini è spesso connotato all’esclusione, proponiamo all’opposto un ragionamento volto a ciò che possa accomunare le diverse realtà che operano nell’universo poetico italiano.

Non è nostro obiettivo stabilire una definizione di poesia, vogliamo invece parlare del suo pubblico. Il punto di partenza è un testo molto famoso del poeta Nanni Balestrini. In questo testo viene evidenziata l’esistenza di un “patto” tra chi fa poesia e chi ne fruisce. In questa prospettiva, risulta di fondamentale importanza capire i meccanismi di questa relazione pubblico-poeta, perché può dire molto sul fare poesia.

Come altre forme d’arte, l’universo poetico vive a nostro avviso una forte lacerazione.

Da un lato, si vede un’apertura molto forte al fare poesia, veicolata parzialmente dai nuovi media. Un’apertura orizzontale, che risponde alle necessità che hanno gli individui di esprimersi e di trovare parole per comprendere il proprio tempo. Un’urgenza che spesso non tiene conto della qualità del testo poetico.

Dall’altro lato, esiste un forte richiamo alla qualità del testo poetico, un’apertura verticale, che secondo alcuni dovrebbe rappresentare il confine per stabilire cosa sia davvero la poesia, per distinguerla dalla scrittura non-poetica, oppure da quella di poco pregio.

In base ai due diversi gradi di apertura, si possono identificare dal nostro punto di vista due tipi di poesia: una popolare e una laureata. Si tratta di due categorie analitiche, esemplificative, che servono per orientarsi, ma che nella realtà sono più sfumate.

Partendo da questo scenario, intervisteremo diversi esponenti del mondo poetico (poeti e poetesse, organizzatori e organizzatrici di eventi, critici e critiche) e ragioneremo sulle possibili differenze tra poesia popolare e laureata.


Dopo Eleonora Rimolo, il nostro quindicesimo ospite è Lorenzo Bartolini, autore di canzoni, monologhi e poesie. Dal 2004 è cantattore dei Formazione Minima: porta in giro in Italia e anche all’estero un omaggio a Giorgio Gaber, fa spettacoli di teatro-canzone e di teatro d’evocazione, pubblica due dischi originali (Spettacolo Primo, PMS Studio, 2011; Tutto tranne l’ugola, PMS Studio, 2013) e un audiolibro insieme a Roberto Mercadini (Melangolo, PMS Studio, 2010). Fa spettacoli di teatro-poesia in solitaria o in compagnia. Organizza e partecipa a Poetry Slam. Tiene corsi di Scrittura a Voce Alta. Le sue poesie sono state inserite nel programma di studi di Lingua Italiana alla Duke University (USA), Department of Romance Studies, Fall 2016. Ad Aprile 2017 è uscito il suo primo libro di poesie: Senti cosa ho scritto (Miraggi Edizioni, Torino). A Gennaio 2019 ha pubblicato la sua prima videopoesia dal titolo "Tapis roulant" per la regia di Alessandro Quadretti e i disegni di Sergio Gerasi.

(Lorenzo Bartolini)

Cosa spiega il successo della poesia popolare, in termini di vendite e copertura mediatica, nonostante la scarsa qualità dei testi?

Bella domandona!

Innanzitutto la definizione di “poesia popolare” mi sfugge. Se penso a “poesia popolare” a me vengono in mente i miei maestri Romagnoli: Raffaello Baldini, Nino Pedretti e Tonino Guerra. Scrivevano in dialetto (non solo), ma sono stati pubblicati sulla bianca di Einaudi o comunque hanno avuto un successo a livello nazionale. La loro è una poesia scritta con la lingua del popolo, per il popolo, ma non solo. Ed è, la loro, poesia di altissima qualità.

Se invece la domanda faceva riferimento agli Instapoets, oppure a casi similari, allora mi trovo ancor più in difficoltà. E’ poesia quella? Io non lo so. Per me no. Però io non son nessuno per dirlo. Posso dire che la qualità dei testi è scarsissima, per i miei gusti. Non sono un critico e non ho mezzi sufficienti per argomentare. Trovo solamente che siano testi banali, privi di suono, ritmo e ricerca. Spesso, purtroppo, li considero addirittura stupidi.

I mezzi di diffusione di questi testi, il web e i social, sono molto potenti e accessibili a tutti con estrema velocità. Il linguaggio di questi testi è perfetto per questi mezzi. Chiamare questi testi “poesie” è, forse, la chiave di tutto: “caramelle di merda ricoperte di cioccolato” (cit. Giorgio Gaber). Chi non ha papille gustative letterarie ben educate e mature non può capire la differenza fra un buon testo e un testo pessimo.

Esiste qualche esempio di buona poesia capace di raggiungere un pubblico più ampio?

Ecco, qui mi si costringe in qualche modo a definire “buona poesia”. Cosa che non son capace a fare: non ho studiato abbastanza.

Posso, però, esprimere i miei gusti. Un testo poetico, perché piaccia a me, deve presentare almeno qualcuna di queste caratteristiche: originalità, suono, ritmo, ricerca e relazionalità. Esistono, sicuramente, esempi di questo tipo di poesia capaci di raggiungere un pubblico più ampio. Ne porto uno abbastanza conosciuto e, ultimamente, molto discusso dagli addetti ai lavori: Mariangela Gualtieri. Partecipare ai suoi “riti sonori” è un’esperienza sociale e collettiva che auguro a tutti di poter fare almeno una volta nella vita. La auguro anche a chi l’ha tanto criticata. Potrei citare altri casi di buona poesia capace di raggiungere un pubblico più ampio, ma dovrei fare nomi e cognomi di amici del mondo Slam. Non vorrei risultare di parte. Inoltre, in alcuni casi, trattasi di capacità in potenza. Potenza che, a mio avviso, deve ancora deflagrare.

La "poesia laureata" può avere un impatto sociale?

Non so cosa voglia dire poesia laureata. Davvero: cosa vuol dire in Italia poesia laureata? A me interessa che la poesia sia relazionale. Una poesia che non lo è non può avere alcun impatto né sul soggetto né sul sistema. Una poesia che si nasconde, si risolve esclusivamente nella tecnica e non è in grado di rivelarsi è una poesia che non può avere un impatto sociale. Ho visto corpi e voci performare poesie vive e potenti. Ho visto volti cambiare fisionomia. Ho visto occhi piangere e ridere. Ho visto tensioni allentarsi e sentito respiri diventare profondi. Ero presente. Sono testimone. Quindi sì, la buona poesia può avere un impatto sul sociale.

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