Università chiama Ministro

Quale futuro per l'università?

Università chiama Ministro

di Guglielmo Finotti

Non capita ogni giorno, per uno studente universitario, di avere l’occasione di chiacchierare con il Ministro dell’Università e della Ricerca, la persona nella quale si concentrano quelle scelte che potranno impattare il proprio percorso di studi più di ogni altre. Men che meno, non sembra essere facile che capiti una cosa del genere in circostanze come quelle che viviamo oggi. Eppure, quella appena andata in onda su Sanbaradio (qui il podcast) era una chiacchierata a lungo attesa, ormai chiesta a voce sempre più grande e impaziente da moltissimi studenti delle università italiane: sempre di più si domandano cosa li aspetta da qui a qualche mese. In aula con i compagni di sempre, o in una stanza con un computer? Nell’appartamento da fuori sede, o costretto ancora a casa senza possibilità di movimento? Ricevendo degli aiuti, oppure costretto alle solite spese, molto più amare del solito viste le enormi difficoltà di fronte a cui migliaia di famiglie si trovano? Davanti a queste domande la risposta era solitamente un silenzio assordante o, alla meglio, qualche informazione opaca, confusa e poco incoraggiante: questo ha creato in moltissimi una sensazione di abbandono, di incertezza, di impotenza (che, inevitabilmente, ha trovato voce in moltissime rimostranze che sono comparse sui nostri social). Nel buio, tuttavia, qualche spiraglio di luce sembra finalmente aprirsi. Ma andiamo con ordine.

Intervenuto lunedì a “Zetein”, il Ministro Gaetano Manfredi ha finalmente snocciolato alcuni elementi che permettono di fare chiarezza. Anzitutto, la didattica: l’intenzione dichiarata è quella di «tornare a fare didattica in presenza il più presto possibile», ma questo si dovrà scontrare – ovviamente – con la situazione di sanità pubblica e sicurezza. Ci sono quindi due variabili di cui si terrà conto: «da un lato l’entità del contagio a settembre nei vari territori; dall’altro il livello di mobilità che avremo sia a livello nazionale sia a livello internazionale». Come fare a conciliare tutto ciò? Con quella che è stata chiamata «didattica flessibile, che possa essere fatta sia in presenza che contemporaneamente a distanza. Questo potrebbe creare una classe ibrida, in cui una parte degli studenti sono in aula e una parte sono a distanza, perché vivono lontani o perché si fanno delle turnazioni e alternanze». Il tutto, con un’iniezione da 60 milioni di euro per il potenziamento delle infrastrutture informatiche, per rispondere alle esigenze. Insomma, una delicata bilancia dove mettere un po’ di normalità, ma senza esagerare.

Altra questione, invece, riguarda gli aiuti agli studenti per scongiurare un crollo nelle iscrizioni. Si lavora, qui, su «due leve: un bonus speciale per l’Anno Accademico 2020-2021 per gli studenti sotto un ISEE di €30.000, con significativa riduzione delle tasse. Uno strumento nelle mani delle regioni è quello delle borse di studio, dove cercheremo di incrementare il fondo». Il problema, qui, è che l’ISEE “fotografa” una situazione vecchia di due anni, mentre l’emergenza è attuale. Come risolverlo? Si sta valutando la possibilità di usare l’«ISEE temporaneo, che “fotografa” la situazione di reddito negli ultimi sei mesi»: questo richiede molti accorgimenti tecnici, ma potrebbe rispondere alle esigenze di famiglie che hanno visto una drastica diminuzione del reddito. La modulazione dell’intervento nel diritto allo studio, però, «è competenza esclusiva delle Regioni e della politica regionale» anche se si provvederà a un’ulteriore dotazione del fondo. Ma non tutta la vita dello studente ruota attorno alla retta da pagare: gli alloggi sono un’altra grande preoccupazione per molti fuori sede in tutta Italia. «Per i canoni di locazione stiamo discutendo con le Regioni sulla possibilità di contribuire alle azioni fatte dalle singole Regioni», anche se la gestione delle singole misure (visto che il canone fa parte delle misure di diritto allo studio) «viene fatta dalla Regione». Rimangono “sul piatto” anche altre idee di contorno che potrebbero essere utilizzate, come quella di un prestito agli studi a condizioni iper-agevolate. Però, «fare degli interventi è complicato: non solo è complicato dal punto di vista della quantità delle risorse finanziarie necessarie, ma anche nella capacità degli strumenti di intercettare i veri bisogni delle persone, ed è difficile “fotografare” la reale situazione di bisogno da parte delle persone», per garantire l’efficacia delle misure.

Il gioco delle competenze spartite tra Stato, Regioni e Atenei fornisce lo spunto all’autore di questo articolo per una breve riflessione: in un difficile momento come questo, questa spartizione sta a significare che gli studenti universitari e i loro rappresentanti dovranno impegnarsi più che mai per vedere le loro esigenze riconosciute e apprezzate. Il fatto di avere più attori, su vari livelli e ciascuno con un proprio compito specifico, rende necessario dividere l’attenzione di noi studenti su più fronti. Significa dover far sentire la propria voce e farla sentire esattamente al corretto destinatario, per essere sicuri di fare la differenza e ottenere le certezze e le soluzioni che disperatamente necessitiamo; significa anche, però, avere l’accortezza di sapere chi ha la responsabilità delle rispettive (mancate) scelte, per essere in grado di individuare chi dovrà renderne conto: il Ministero, certo, ma anche i Governatori di Regioni e i Rettori. Un compito difficile. Perché il “silenzio assordante” non proviene solo da Roma: studenti da altre università (anche intervenuti poco dopo l’intervista) documentano come la disorganizzazione interna di Ateneo li abbia colpiti; la stessa Università di Trento – che ha sempre potuto ritenersi molto fortunata da questo punto di vista – ha recentemente fatto i conti con una dichiarazione del suo Rettore, tanto importante quanto scevra di dettagli, al punto da necessitare chiarimenti ulteriori (il fatto che la fame di informazioni degli studenti sia stata infine soddisfatta, è un’altra storia…). E ancora: la lotta per gli aiuti allo studio passerà necessariamente per i Consigli Regionali. Insomma, noi studenti dovremo vigilare anche su tutti costoro, per essere sicuri che ogni anello della catena faccia il suo dovere e, nel caso, essere chiamato a rispondere del suo silenzio mentre tutti eravamo occupati a guardare in alto, verso il vertice della piramide governativa.

Già, il silenzio. Perché dove la controparte del Ministro Manfredi – la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – si è spesa in varie dichiarazioni a maturandi e alunni delle scuole di vario ordine e grado, sembra che la stessa attenzione non fosse data agli studenti universitari, che hanno finito per sentirsi lasciati a loro stessi. Una scelta, quella di lasciare la comunicazione agli Atenei, oppure un errore comunicativo? «Forse le due cose si sono combinateho preferito lasciare le comunicazioni agli Atenei perché hanno la loro autonomia». Una scelta che – secondo il Ministro – ha permesso maggiore flessibilità e una miglior risposta a situazioni differenti, certo. Ma questo, ammette, non è bastato: «il livello di comunicazione del Ministero doveva essere più direttamente nei confronti degli studenti. La comunicazione istituzionale non è stata in grado di saper rispondere alle tante domande e attese da parte degli studenti, tramutandosi in un sentimento di abbandono», un sentimento ben espresso da varie lettere inviate al MIUR dagli universitari. Nonostante ciò, il Ministro rivendica il costante impegno e quanto di buono è stato fatto: «il sistema universitario è riuscito a rispondere meglio rispetto alla scuola, ma se ne è parlato di meno». Però, «mi auguro che nelle prossime settimane riusciremo a colmare questo deficit comunicativo» per rispondere meglio alle esigenze degli studenti. Insomma, i giorni oscuri sono alle nostre spalle e possiamo dichiarare il problema risolto? È decisamente troppo presto per dirlo, e ancora un piano pronto e ben definito è assente, ma se prima gli studenti universitari brancolavano nel buio, sentire queste parole ai microfoni di una radio universitaria forse ci permette di avere un pizzico di speranza in più.

“Zetein – Prospettive a Confronto” è il programma di Sanbaradio dedicato a economia, società, attualità. Ascoltaci ogni lunedì alle 20, oppure recupera i nostri podcast su questo sito o presso i principali provider streaming: SpotifyApple PodcastsGoogle Podcasts.

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