Una nuova rubrica musicale: D'amore di morte e di altre sciocchezze

Recensione di "Selling England by the Pound" by Genesis

Una nuova rubrica musicale: D'amore di morte e di altre sciocchezze

di Lucia Mora

 

Da oggi, curerò per Sanbaradio una nuova rubrica: "D'amore di morte e di altre sciocchezze". Il nome deriva da uno dei miei dischi preferiti (forse IL preferito, ma difficile a dirsi) del Maestrone, cioè Francesco Guccini. Una rubrica che non può che trattare di Musica, sia per il riferimento cantautorale, sia perché solo con le note e con le parole si può parlare liberamente d'amore, di morte e di altre sciocchezze.

Veniamo allora alla prima recensione di "D'amore di morte e di altre sciocchezze".

 

Alle idi di Marzo, il mondo della Musica ha voluto cogliere di sorpresa tutti con una notizia straordinaria: la reunion dei Genesis.

Non si tratta però della formazione al completo (che, per quanto mi riguarda, è anche la migliore della storia del gruppo): torneranno live solo Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford, con Peter Gabriel e Steve Hackett grandi assenti. Un’assenza che la nostalgia riuscirà a perdonare?

Ad ogni modo, rispolverare il nome “Genesis” significa, tra le altre cose, rispolverare dischi magnifici, come Selling England by the Pound.

 

Uscito nel 1973, Selling England by the Pound è il quinto album del gruppo britannico, senz’altro tra i più significativi.

Il titolo allude alla svendita del Paese a favore di interessi economici e finanziari, e riprende un’espressione utilizzata in un manifesto del Partito Laburista. Sebbene non esplicitamente politicizzato, il disco ruota attorno al tema dell’ipocrisia, dell’avidità e della miseria.

Il background culturale dell’album spazia dal folklore britannico (Dancing with the Moonlit Knight) alla letteratura (il Romeo and Juliet shakespeariano, ma anche l’indovino Tiresia dell’antica Grecia). Non mancano tuttavia riferimenti alla cronaca contemporanea: in The Battle of Epping Forest Peter Gabriel immagina uno scontro tra gangster della periferia londinese (amanti di Peaky Blinders, mi sentite?), inventando nello specifico un sacerdote corrotto dal sesso e dal denaro.

Dal punto di vista musicale, tutti e sette i brani contengono numerose variazioni medievaleggianti, barocche, acustiche e sinfoniche. Ogni intervento strumentale sembra voler concorrere a una dilatazione dei brani, all'interno dei quali è possibile estrapolare linee melodiche utili per costruire altri tre o quattro pezzi indipendenti. Di questa ricchezza, l’esempio migliore è probabilmente Firth of Fifth, ma in quanto a classe ed eleganza ci sarebbe l’imbarazzo della scelta.

L’altissima qualità compositiva ed esecutiva viene mantenuta costante, e tutti i musicisti si esprimono con equilibrio e gusto impareggiabile.

Curiosa la prova vocale di Collins in More Fool Me, che annuncia gli sviluppi futuri dopo l’abbandono di Gabriel. Ma, per fortuna, questa è un’altra storia.

 

Selling England by the Pound è, insomma, un disco se non da possedere, quanto meno sicuramente da ascoltare.

 

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