“Sono così indie” back in Padua: The Pains Of Being Pure At Heart + Flowers

“Sono così indie” back in Padua: The Pains Of Being Pure At Heart + Flowers
I concerti al Bastione Alicorno di Padova sono diventati un appuntamento fisso per noi di Sono così indie. In tre volenterosi abbiamo affrontato le piogge torrenziali e i ben più temibili scioperi di Trenitalia per raggiungere la città della lingua del Santo, in occasione del secondo concerto organizzato da Looop.
The Pains of Being Pure at Heart (TBOBPAH) sono una delle band pop dei tempi recenti che più apprezziamo, perché uniscono squisitamente le sonorità shoegaze e grunge alle melodie pop stralunate di Smiths e Belle&Sebastian. E fanno tutto questo secondo l’ormai classica formula “maschi + tipa asiatica” che fa impazzire gli amanti dell’indie rock di mezzo mondo. Ebbene, i quattro (più uno) newyorchesi hanno allietato il pubblico suonando tutti i loro successoni che parlano di amore e disagio, e l’hanno fatto praticamente al buio: le luci sul palco sono rimaste spente per tutta la durata del concerto, suggerendoci un’attitudine poco esibizionista. Peccato. Laddove altri si sarebbero lanciati sul pubblico, TPOBPAH (lo so, da qualche parte del globo è una parolaccia) hanno tenuto i piedi piuttosto saldi in posizione per tutta l’ora abbondante di concerto; invano i fan sotto il palco hanno cercato di puntare sulla più esuberante tastierista Peggy, che sorseggiava uno spritz macchiato Campari alla faccia dei bandmates astemii. Ad ogni modo, a parte noi snob che badiamo al pelo nell’uovo, tutti si sono beati della performance e si sono riversati a fine concerto sul banchetto ricco di LP, EP, 45 giri e quanto di più “autentico” possiate immaginarvi. Da notare, fra il merchandise, una trovata degna del MoMA: una spilla da cui ascoltare il loro ultimo album, Belong; sì una spilla, che per quelli dell'ambiente si chiama playbutton e funziona attaccandola al vostro golf preferito e collegando gli auricolari al curioso oggetto.


 
Ma la deliziosa sorpresa della serata ce l’hanno regalata i Flowers, band londinese formata da appena cinque mesi ma assolutamente incantevole! I Flowers sono Rachel, Jordan e Sam; rispettivamente, voce e basso, chitarra e batteria. La chitarra ci ha raccontato gli anni ottanta più rumorosi e sbilenchi, mentre la voce di Rachel (avvolta in un adorabile cappottino) ci ha lasciati di sasso con un cantato celestiale memore dell’amata Elizabeth Frazer. E quando a metà concerto la cantante ha imbracciato un basso monocorda, ci siamo sciolti definitivamente. E subito dopo siamo stati noi a lanciarci sul banchetto: i cd-r masterizzati alla buona, le copertine fatte a mano e le spillette in dono.... Quanta dolcezza.

di Luca Baldinazzo

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