Reality 2.0

"Era autunno quando sono arrivato in Germania. Pensavo che in questo paese insolito sarei riuscito ad allontanarmi un po' dal Messico, ma mi sbagliavo. In modo spietato, i trafficanti di droga sono riusciti a riportarmi indietro." (Victor Orozco Ramirez)

Victor Orozco Ramirez ha lasciato il Messico per giungere fino in Germania dove vive tutt’oggi. È stata proprio questa nuova aria che lo ha portato a confrontare i due diversi mondi e a riflettere sul principale problema presente nel suo paese d’origine: il narcotraffico.

Nella breve intervista condotta poco prima della proiezione del cortometraggio Victor spiega la scelta di utilizzare la tecnica dell’animazione (rotoscopy) considerata dal regista come la più appropriata per descrivere gli orrori di cui tratta il documentario celandone in un certo modo la crudeltà. Ci spiega inoltre che il narcotraffico si sta sempre più allargando in Messico, arrivando a coinvolgere anche donne e bambini.

Per tutta la durata del cortometraggio a parlare è Victor che inizia con il descrivere il suo arrivo in Germania, un Paese lontano dal narcotraffico ma pervaso da un’altra forma di crudeltà: la consuetudine alla morte. Questa, incentivata dal web (in particolar modo fa riferimento a YouTube) dai video giochi, o dalla quotidianità stessa, allontana la mente dalla realtà portandola in un’altra dimensione virtuale, la 2.0, nella quale “i topi si trasformano in conigli saltellanti” (frase citata dal film). Per il regista, allora, è come ritornare un po’ in Messico.

Attraverso questo interessantissimo documentario ho potuto riflettere su una problematica che finora non avevo mai considerato attentamente e nonostante la brevità è riuscito a coinvolgermi pienamente tanto da farmi sentire un po’ messicana. Inoltre ho trovato che le immagini fossero bellissime e ben utilizzate nell’affrontare le grandi tematiche della vita.

Stefania