“Lingua Madre”: il Film Festival della Lessinia racconta il valore delle identità e delle culture di montagna

La montagna come luogo di incontro, memoria e resistenza all’omologazione culturale. È questo il cuore della 32ª edizione del Film Festival della Lessinia, in programma dal 21 al 30 agosto 2026 a Bosco Chiesanuova, nel cuore della Lessinia veronese. La rassegna cinematografica internazionale dedicata alla vita, alla storia e alle tradizioni delle terre alte propone quest’anno il tema “Lingua Madre”, un viaggio alla scoperta degli idiomi, delle storie e delle identità che rischiano di scomparire ma che continuano a custodire un patrimonio culturale prezioso.

Il programma riunisce 83 film provenienti da 43 Paesi, selezionati tra circa mille opere arrivate da tutto il mondo, con 27 anteprime italiane. Alle proiezioni si affiancano 107 appuntamenti tra incontri, escursioni, concerti, mostre e presentazioni editoriali, trasformando il festival in un momento di confronto aperto sui grandi temi delle comunità di montagna. Una selezione di circa venti titoli sarà inoltre disponibile online sulla piattaforma MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre.

Al centro dell’edizione 2026 c’è la riflessione sul ruolo delle lingue locali come strumenti di relazione e custodi di saperi antichi. Nelle aree montane e rurali, infatti, gli idiomi tramandati nel tempo raccontano modi di vivere, rituali e legami con il territorio. «Gli idiomi che abbiamo ascoltato o parlato sottintendono la magia del linguaggio dove convivono unicità e diversità – sottolinea la presidente dell’associazione organizzatrice Nadia Massella –. Le lingue sono il nostro modo di essere e di entrare in contatto con noi stessi e con gli altri».

Tra gli appuntamenti più attesi torna la sezione “Parole Alte”, con incontri che porteranno in Lessinia alcune voci autorevoli del panorama culturale e scientifico: dal meteorologo Luca Mercalli alla cantante Gigliola Cinquetti in dialogo con lo psichiatra Vittorino Andreoli, fino al cardinale Jean-Paul Vesco, agli scrittori Matteo Righetto e Paolo Malaguti, al fumettista Leo Ortolani e all’esperto di tradizioni silvostoriche Ferruccio “Fèro” Valentini.

Non mancheranno momenti dedicati alla memoria, con approfondimenti sui cinquant’anni dal terremoto del Friuli, sul centenario della nascita di Dario Fo e Tina Merlin e sul trentesimo anniversario della vicenda dei monaci trappisti in Algeria.

Per dieci giorni Bosco Chiesanuova diventerà così un punto di incontro internazionale: nella piazza davanti al Teatro Vittoria troveranno spazio la Libreria della Montagna, aree enogastronomiche, concerti di musica etnica e popolare e attività aperte al pubblico, grazie anche al lavoro di oltre 120 volontari.

«Un Festival che si ostina a dare voce, da trentadue anni, a quante più lingue del mondo sia possibile», racconta il direttore artistico Alessandro Anderloni, ricordando la vocazione della rassegna: difendere la pluralità degli sguardi e delle culture attraverso il cinema.