Io esisto: a Trento la mostra sugli orfani e le orfane di femminicidio

Raccontare ciò che accade a chi resta dopo un femminicidio. È l’obiettivo di “Io esisto”, la mostra fotografica della giornalista e fotografa Stefania Prandi, in programma dal 23 al 27 settembre 2026 allo Studio d’Arte Andromeda di Trento.

Il progetto porta al centro una delle conseguenze meno raccontate della violenza di genere: la condizione degli orfani e delle orfane di femminicidio, bambini, bambine, ragazze e ragazzi che, dopo la morte della madre per mano del padre o del partner, si trovano ad affrontare una perdita spesso accompagnata da profonde conseguenze personali e familiari.

Il percorso espositivo raccoglie le storie e le immagini di cinque orfani e orfane che hanno scelto di raccontarsi, contribuendo a rendere visibile una realtà ancora poco conosciuta. Attraverso le loro testimonianze emergono il dolore e le difficoltà, ma anche la forza di chi prova a ricostruire la propria vita dopo una perdita che cambia radicalmente il proprio futuro.

Il racconto riguarda anche le famiglie affidatarie e i parenti che accolgono i figli e le figlie delle donne uccise, chiamati a sostenere bambini e ragazzi mentre affrontano il trauma e la necessità di ritrovare nuovi punti di riferimento.

La mostra nasce all’interno del progetto “Orphan of Femicide Invisible Victim” e intende richiamare l’attenzione sulla responsabilità collettiva nella protezione delle vittime indirette della violenza di genere. L’ascolto delle loro esperienze diventa così uno strumento per comprendere le conseguenze a lungo termine del femminicidio e l’importanza di garantire supporto psicologico, sociale e materiale a chi sopravvive.

“Io esisto” sarà inaugurata mercoledì 23 settembre alle 12, con una conferenza stampa, e resterà aperta fino a domenica 27 settembre. Sarà visitabile da mercoledì a domenica, dalle 14 alle 19, allo Studio d’Arte Andromeda, in via Malpaga 11 a Trento.

Un percorso per dare un nome e un volto a chi rischia di rimanere invisibile e ricordare che, dopo un femminicidio, la violenza non finisce con la morte della vittima.