Il cinema disobbediente torna in Trentino

Per Sabato 14 Marzo, l’invito è  genuino e  diffuso a tutti gli amanti delle belle sorprese: andate a vedere “Io sto con la sposa” a Vezzano, al Teatro Valle dei Laghi.

Non provate ad indovinare la trama dal titolo, perché non ci riuscireste. “Io sto con la sposa” non è una commedia romantica né una petizione su change.org. E’ un racconto in forma di film, intimo ma non per questo improvvisato, di un atto di disobbedienza all’Europa burocratica che costruisce muri e frontiere per arrestare il movimento massivo di migranti nel Mediterraneo.

L’ultima operazione rilanciata dall’Europa ha un nome altisonante quanto ambiguo, “Mare Nostrum”. “Io sto con la sposa” costringe lo spettatore a porsi una domanda: Nostrum di chi? Il fil rouge del racconto sta proprio nel Mediterraneo, il mare sul quale affacciano le terre natie dei protagonisti: Siria, Italia, Palestina.

La vicenda che vi viene raccontata incomincia a Milano, il 20 ottobre del 2013. In una giornata apparentemente ordinaria un giornalista italiano (Gabriele del Grande), un poeta palestinese (Khaled Soliman al Nassiry) ed uno siriano (Tareq al Jabr) si incontrano in un bar per prendere un caffè. Sentendoli parlare in arabo, un ragazzo  (Abdallah Salam) seduto lì vicino chiede loro da che binario parte il primo treno per la Svezia. La meta non è casuale: si tratta del paese UE col regime giuridico più favorevole ai rifugiati richiedenti asilo.

I tre amici gli rispondono che per la Svezia non parte nessun treno. Conversando scoprono che Abdallah è uno dei sopravvissuti alla data terribile dell’11 Ottobre. L’idea del corteo nuziale nasce poco dopo, come una battuta: “Perché non facciamo un matrimonio? Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?” Poi prende forma e diventa progetto. Simulando un corteo nuziale lungo quanto lo è l’Europa e con l’aiuto di una ventina di amici tra cui cuochi e attivisti, tecnici e ricercatori, porteranno Abdallah in Svezia. Nel frattempo hanno conosciuto altri quattro palestinesi e siriani arrivati a Milano da Lampedusa: una coppia di vecchi dissidenti siriani del fronte comunista, scappati dal regime di Hafiz-al-Assad, e una coppia di palestinesi, padre e figlio di cui quest’ultimo si fa chiamare Mc Manar e sogna di fare il rapper (e per la verità già lo fa). Mancava solo la sposa. Dopo qualche vicissitudine e un’offerta di Tareq di vestirsi da donna, Tasnim Fared, amica e attivista palestinese, accetta entusiasta.

Dire che il finale non conta, in un caso come questo non si può. Perché la storia è vera, e il film di costruito ha davvero poco. Non per questo va tralasciato il viaggio: un percorso tra tappe simboliche e  necessariamente alternative al percorso prescelto dai contrabbandieri che ha portato un gruppo di ventitrè persone a sfidare la burocrazia paradossale della Fortezza, sfondando muri di leggi e paure, senza vittimismo e giri di parole.

(di Carlotta Garofalo)