In occasione della Giornata internazionale delle foreste che si celebra il 21 marzo e che quest’anno vede come tema “Foreste ed economia”, Coldiretti Trentino Alto Adige, Federforeste e Asuc Trentine richiamano all’importanza delle sinergie nella gestione dei boschi, che ad oggi occupano il 62% del territorio regionale, per evitare che abbandono ed effetti dei cambiamenti climatici disperdano un patrimonio ambientale ed economico che potrebbe avere un ruolo fondamentale per il rilancio delle aree interne, anche dal punto di vista occupazionale.
“Circa il 60% del patrimonio forestale trentino è di proprietà privata, il restante è gestito in modo pubblico o demaniale. Le ASUC (Amministrazioni Separate di Uso Civico) gestiscono il 15% della superficie, la Magnifica Comunità di Fiemme, le Regole Feudali di Predazzo e altre minori controllano il 30% della superficie. Queste realtà hanno una tradizione secolare di regole e di funzionamento”, spiega Coldiretti Trentino Alto Adige che su questi temi ha organizzato, nell’ambito delle Notti Gialle a Predazzo in occasione dei Giochi Olimpici, un convegno in collaborazione con Federforeste. Gli interventi hanno evidenziato la necessità di un impegno comune tra enti locali, proprietà collettive e mondo della ricerca per migliorare la gestione del patrimonio boschivo. Da più parti è emerso che la gestione dei crediti di carbonio e dei servizi ecosistemici potrebbe essere un nuovo modello economico per sostenere lo sviluppo forestale. Anche il contributo della ricerca e dell’innovazione tecnologica possono essere fondamentali nella gestione puntuale e ottimale del nostro patrimonio boschivo.
“Il patrimonio forestale trentino – ha affermato il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige e di Federforeste Gianluca Barbacovi – non può più essere considerato solo un paesaggio da cartolina, ma va inteso come una risorsa economica viva che richiede una gestione coraggiosa e dinamica. Dobbiamo superare la logica della pura conservazione passiva: l’abbandono è il vero nemico, poiché rende il bosco fragile dinanzi a eventi estremi come Vaia o all’epidemia del bostrico. È un paradosso inaccettabile che, pur vivendo in un territorio d’eccellenza, l’80% del nostro fabbisogno di legname provenga ancora dall’estero. La vera sfida è la sovranità del legno locale: dobbiamo accorciare la filiera e sostenere le nostre segherie affinché utilizzino prioritariamente la materia prima dei nostri boschi, certificata e sostenibile. Ma il futuro ci impone di andare oltre il legname, puntando sui servizi ecosistemici e sui crediti di carbonio: chi presidia la montagna e gestisce correttamente il territorio fornisce un servizio di assorbimento della CO2 e di regimazione delle acque che va riconosciuto economicamente a beneficio di tutta la collettività. Il bosco è la nostra cassaforte, ma dobbiamo saperla gestire con innovazione per non ritrovarci, a causa dell’incuria o dei cambiamenti climatici, con le chiavi in mano ma la cassaforte vuota”.