È finito il Religion Today FilmFestival: le pellicole più belle, almeno per me

È finito il Religion Today FilmFestival: le pellicole più belle, almeno per me

di Federica Falvino

L’ omaggio a Scola “C’eravamo tanto amati” lo modificherò in “Ho amato tantissimo” i protagonisti della kermesse di quest’anno, la settimana è stata intensa e ha donato – sì, donato dato che l’ingresso al San Marco era libero – delle bellissime serate infuse del vero spirito del cinema (almeno per quanto mi riguarda): emozionare e far riflettere.

Assolutamente indimenticabile è stata la serata dell’8 ottobre: “Hummus! The movie” ha fatto sorridere, in alcuni punti anche ridere fino alle lacrime, l’intero teatro con la “guerra”, stavolta senza feriti, in Medio Oriente per i natali di questo piatto a base di ceci e tahina fino a poco temo prima con ingredienti tanto misteriosi quanto quelli della crema alla nocciola amata da – quasi -  tutti noi.

Altro giorno , a mio parere con una fortissima carica emotiva, di spirito e perché no, femminista e pienamente in linea con il tema principe della rassegna è stata quella di giovedì 13 con “Measure of Merit” e “Radical Grace”.

Nel primo caso ci viene raccontata la storia di una donna, Ruth Colian, che non ha voluto rinunciare a nulla della sua religione e anzi in rispetto ad essa desidera migliorare la condizione femminile: fondatrice del primo partito di donne Haredi, ebrei ultra ortodossi, cerca di far parte del governo d’ Israele nel 2015. La sua partecipazione alla vita politica non è stata accettata da molti della sua comunità, ma altri hanno creduto in lei e la sostengono ancora oggi per aiutare le donne Haredi a liberarsi dalle ingerenze dei rabbini più radicali.

Parlando di persone radicali, la mente non può che andare al film che è stato accostato a “Measure of Merit”: Radical Grace, la lotta di alcune suore americane per poter intraprendere il sacerdozio femminile ed essere pari ai colleghi uomini, ma anche per far votare la riforma Obama della sanità e dare un futuro agli ex carcerati. Commovente, divertente e intenso, pone molti interrogativi sull’organizzazione della Chiesa Cattolica, ancora troppo spesso poco limpida.

È stato un festival divertente, entusiasmante, pieno di sorprese e capace di avvicinare tutti a temi difficili senza però farne pesare l’importanza. Non un festival per solo credenti cattolici o addetti ai lavori, ha portato a Trento persone di ogni credo e cultura, un pluralismo che rischia di scomparire.

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