Coda per Max Gazzè: ecco come è andata

Coda per Max Gazzè: ecco come è andata

Si è parlato molto delle situazioni che si sono verificate durante la distribuzione, ieri mattina, dei biglietti gratuiti per il concerto di Max Gazzè che andrà in scena domani sera, mercoledì 30 settembre 2015, all'Auditorium Santa Chiara di Trento. Non tutto quello che è stato detto, però, era effettivamente vero. Antonella Fittipaldi era lì, ci ha raccontato come è andata. 

«Ieri, lunedì 28 settembre 2015, presso la Fondazione Caritro in via Calepina a Trento dalle ore 10, venivano distribuiti gratuitamente i biglietti per il concerto di Max Gazzè per il 30 settembre 2015 all’Auditorium Santa Chiara. Io con una mia amica, ci siamo recate sul posto alle ore 8, e c’eravamo solo noi due. Dopo poco sono arrivate un’altra decina di persone. A quel punto una ragazza ci propone di creare dei numerini per tenere l’ordine d’arrivo, visto che non sapevamo neanche da che parte saremmo dovuti andare una volta aperta la porta per l’accesso ai piani, e il rischio era che saremmo stati superati da chi magari è arrivato dopo due ore di noi. Allora si inizia a prendere dei pezzi carta, strapparli rendendoli dei quadratini e iniziamo a scriverci i numeri e distribuirli, specificando a tutti “non sono numeri ufficiali, è un autogestione per tenere l’ordine d’arrivo, il resto sta al vostro senso civico”. Arriviamo al n.70, dopodichè la ragazza si mette in disparte e non vuole più saperne. Ma gli avventori sono numerosi, e la voce del numerino si è ormai sparsa, per cui io, la mia amica e altri due ragazzi, decidiamo di proseguire: chi taglia, chi scrive, prima distribuisce la mia amica, poi proseguo io. Arrivano le persone e mi chiedono proprio del numero. Arriviamo circa al n.250, quando finalmente alle 9.45 si apre la porta. A quel punto tutti corrono al piano superiore. Io allora mollo i bigliettini e seguo la fila, dal momento in cui rimanere lì a dare numeri avrebbe significato non riuscire a prendere i biglietti per me per il concerto e poi dovevo andare al lavoro. Per cui (io ho il n.9) mi reco al piano di sopra ed è fantastico, si chiamano i numeri ad alta voce, il signore della Caritro è sorpreso dall’iniziativa, io prendo i miei biglietti, che per inciso la scelta dei posti non è mai stata possibile neanche ai primi, poi devo andare al lavoro. Mentre esco scopro una fila che arriva quasi in piazza Duomo, e una ragazza mi ferma e mi dice “adesso tu resti qui e dai ancora i numerini, perché non è giusto”, io le rispondo “chi ha il numerino è arrivato sicuramente prima di te, quindi nessuno ti ha rubato il posto, per cui non vedo quale sia il tuo problema” e poi vado. Una mia amica è rimasta lì, e ha dovuto litigare vedendo una ragazza che davanti ai suoi occhi ha scritto un numero fasullo. La cosa che mi ha colpito è che molti hanno attaccato la nostra iniziativa, che invece stava funzionando bene, finchè c’era rispetto, ma poi sono arrivati i soliti furbi. Vanno attaccati loro e non noi. Ma questo non è che lo specchio in versione ridotta di quella che è la società.

Credo che questa sorta di esperimento sociologico potrebbe essere tranquillamente inserita a Rimini all’interno de “L’Italia in miniatura”.»

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