Il Cafè de la Paix alza bandiera bianca

Il Cafè de la Paix alza bandiera bianca

Poco fa, attraverso un post su Facebook, l'associazione Cafè Culture ha annunciato la chiusura del circolo Arci del Cafè de la Paix. Il locale è stato al centro del dibattito sulla vita serala trentina, a causa dello scontro instauratosi con i residenti della zona.

Riportiamo il contenuto del post diffuso questa sera. 

L'associazione Cafè Culture, gestrice del Cafè de la Paix, situato in passaggio Teatro Osele, annuncia con estremo dispiacere la chiusura del circolo Arci, chiusura che avverrà alla fine del mese di maggio. Siamo arrivati a prendere questa sofferta decisione dopo una lunga serie di ammonimenti da parte degli enti pubblici. Enti pubblici come Itea Spa, le cui lettere di lamentele arrivano copiose ormai da mesi e che con toni sempre più aspri ci invitano a rispettare il silenzio assoluto a partire dalle ore 22.00, tenendo sotto controllo i latrati dei cani e il vociare di clienti e bambini che di solito si trovano subito fuori dal circolo. Bisogna però ricordare che il Cafè de la Paix è nato in risposta a un bando promosso dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani (organismo del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento) il cui obiettivo era quello riqualificare un'area della città abbandonata a se stessa con – citiamo il bando - “presentazione di libri, film, rassegne culturali, esposizioni di vario genere, saggi di buona musica, poesia, letteratura”. Ed è stato lo stesso Forum per la Pace a decidere che il circolo venisse realizzato “A Trento, in Passaggio Teatro Osele n. 6 e 8, nei locali di proprietà ITEA”.

Abbiamo risposto ad un bando, l'abbiamo vinto, abbiamo investito le nostre energie, i nostri risparmi ed ora ci troviamo ostaggio di quelle stesse istituzioni che hanno voluto che il Cafè de la Paix prendesse forma per animare questo angolo dimenticato della città. Pare evidente che passaggio Teatro Osele sia tornato ad un vivere civile attraverso un presidio fatto di persone, di eventi culturali e di buona musica. In due anni il Cafè de la Paix ha ospitato decine e decine di associazioni, artisti e liberi pensatori, il tutto a proprie spese e senza chiedere alcun contributo pubblico. Non scordiamo poi le innumerevoli collaborazioni con interlocutori come Muse, Trento Film Festival, Film Commission, Film Work e molti altri. In due anni il circolo ha adempito ai propri doveri, come richiesto dal bando indetto dal Forum per la Pace. Dispiace però constatare come anche il Comune di Trento si sia schierato contro il turbinio di idee ed eventi promossi dal Cafè de la Paix: da poco tempo a questa parte infatti l'amministrazione comunale ci ha tolto la possibilità di richiedere ogni autorizzazione per effettuare spettacoli di varia natura. Il motivo? Presto detto: dopo due giorni di perizia fonometrica effettuata nella casa di una vicina (e richiesta dal Comune di Trento), è emerso che il Cafè de la Paix ha raggiunto picchi di rumorosità che sfioravano i 40 decibel negli orari consentiti.

Un frigorifero ne emette circa 35.

A Rovereto la giunta di Miorandi ha investito molto sul centro giovanile Smart Lab e nonostante le proteste dei vicini, che hanno fatto ricorso al tribunale per chiedere la chiusura del locale, il sindaco ha deciso di schierarsi dalla parte dei gestori: “difenderò quel centro con i denti, con il proibizionismo non si risolvono i problemi”, ha dichiarato il primo cittadino della città della quercia ai cronisti de L'Adige.

Alla luce di questi fatti dichiariamo l'esperimento del Cafè de la Paix concluso, soprattutto grazie alla non volontà delle istituzioni di affiancarci nella creazione di uno spazio vivo, che solo per il fatto di esistere ha spazzato via degrado e paura da passaggio Teatro Osele. A fine maggio noi non ci saremo più, tutto tornerà come prima, comprese puzza di urina e siringhe usate abbandonate in strada. Evidentemente il sindaco di Trento Alessandro Andreatta preferisce così e noi ne prendiamo atto.

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