Come cambiano i libri: Nuove Antichità

Come cambiano i libri: Nuove Antichità

Come cambiano i libri: Nuove Antichità

 

In occasione del ciclo “Come cambiano i libri” abbiamo intervistato l'ospite del prossimo incontro del 24 marzo, la professoressa Fulvia De Luise, docente di Storia della filosofia antica presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia di Trento.

 

Partiamo dal titolo del libro di Mario Vigetti Il coltello e lo stilo. Animali, schiavi, barbari e donne alle origini della razionalità scientifica, può spiegarci cosa significa? La connessione tra coltello e stilo dobbiamo leggerla come una metafora?

Direi che l'espressione ha una pregnanza reale, che travalica il senso metaforico. In realtà il resto del titolo “animali, schiavi, barbari e donne alle origini della razionalità scientifica” offre la chiave di lettura del contenuto del libro. Partiamo dal coltello: è lo strumento della dissezione anatomica, lo strumento del macellaio ad indicare che saperi alti e bassi sono trattati alla stessa maniera. E questa maniera consiste nel dare informazioni essenziali che permettono di vedere le parti. Allo stesso modo lo stilo (la penna degli scrittori) rende possibile la stessa operazione sui singoli caratteri di un testo scritto.

Già Democrito, si pensi alla teoria atomistica, aveva avvertito l'esigenza di ricondurre la complessità del reale a singoli elementi semplici. E' l'aggregazione di questi singoli elementi che consente poi di creare dei significati e così di svolgere un pensiero razionale.

Questo libro è stato scritto nel 1979, in un periodo in cui anche in Italia si cominciano a diffondere nuovi modi con cui affrontare lo studio dei classici...

Sì, si può parlare di una felice stagione cominciata negli USA e in Francia negli anni '60, in cui si inizia a capire l'utilità di applicare i metodi delle scienze sociali, tra cui antropologia, psicologia e sociologia, all'antichità. Quello che muore è il classicismo: la visione di un mondo degli antichi ipostatizzato, dato per assodato, sopito. Grazie alle nuove scienze c'è un'inversione di paradigma, un nuovo sguardo che si apre su una realtà, quella del mondo classico, che appare finalmente per ciò che è, ossia diversa, distante e che proprio in virtù di tale diversità riesce a restituirci un immagine rinnovata di noi oggi. D'altronde questo atteggiamento si ritrova in altri campi del sapere, pensiamo al contributo di J. Le Goff alla riflessione storica sul basso medioevo. Un secondo libro per me fondamentale è stato proprio Gli intellettuali nel Medioevo (1957) con cui lo storico scoprì le mille facce di quel periodo grazie all'intreccio tra storia ed evoluzione della società. In questo senso anche il macellaio e il cacciatore sono parte di un tutto, di una cultura complessa e vanno studiati come elementi integranti e imprescindibili.

Il libro di Le Goff lo teniamo per il prossimo ciclo dei libri. Ora, ritorniamo all'importanza dello “stilo”, ci spieghi meglio che significato ha la scrittura per lei.

Un altro mio filone di interesse e ricerca è proprio il tema della scrittura. Seguendo la tesi di un grande filologo, E. Havelock, ritengo che la filosofia sia nata nel passaggio tra oralità e scrittura. Come a dire il mezzo è il messaggio! Infatti nella dimensione dell'oralità, in cui si recitavano interi poemi a memoria (Odissea, Iliade), l'aedo non riusciva a prendere le distanze dal testo, perché la ripetizione dei formulari era meccanica, mentre solo quando la mente si libera, grazie alla scrittura, può nascere la riflessione sul testo e l'analisi.

Lei ha parlato di stagione felice, oggi per gli studi classici non sembra si possa dire altrettanto, vedi l'abbandono del liceo classico accompagnato dallo slogan “cosa ci fai con le lingue morte”. Lei pensa che il mondo antico possa ancora dire qualcosa?

Tralasciando il fatto che quella greca è una cultura estremamente fine, a partire dalla lingua, sono stati i greci per primi ad interrogarsi su certe relazioni tutt'ora fondamentali ai fini della comprensione del reale e della miglior forma di vita (bios) cui possiamo aspirare: la relazione tra potere e sapere, tra virtù e potere, tra virtù e felicità. Sono temi etici che non possono non interessarci in quanto alla base di problematiche si ripropongono anche oggi.

 

Per info sul programma consultare la pagina fb https://www.facebook.com/events/1571451729786080/

 

(C.A)

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