DEEP HOUSE: cos'era, cos'è', cosa sarà

A journey through the sound of Deep House

DEEP HOUSE: cos'era, cos'è', cosa sarà

di Pasquale Costantino

 

Il mio primo articolo per il nuovo blog di Hyperion lo voglio scrivere sulla Deep House. Non voglio fare una lezione dei generi della musica elettronica, ma spendere due parole per questo, arricchendo con una analisi sulla sua imminente evoluzione. Il tono è volutamente serioso, ma prometto che i prossimi contenuti saranno più leggeri e di stampo più colloquiale.

Brevemente, la Deep House si riferisce ad un sotto-genere della musica House (abbastanza intuibile dal nome), riconducibile alla chill out e alla lounge music, la cui nascita sembra avere come località Chicago e come periodo storico la metà degli anni ottanta. La peculiarità della Deep House è, anche essa, intuibile dal nome: infatti la dicitura "DEEP" sta ad indicare la profondità del basso che accompagna tutte le canzoni e che la distingue da tutti gli altri generi. I BPM sono generalmente lenti (122- 125) e le canzoni sono ricche di armoniose melodie, accompagnati da grooves incalzanti e dal caldo tepore del basso che avvolge l'ascoltatore. E' quella musica che quando si sente, subito si pensa: "è musica da spiaggia".

Ecco cos'è la Deep House: questa non è una mera analisi soggettiva, ma è piuttosto quello che una traccia di questo genere può suscitare in chi la ascolta.

La Deep è sempre stata assai sottovalutata, spesso definita come un genere di nicchia, e così effettivamente è. Infatti, sin dagli inizi, la sua musica è stata oggetto di ascolto di orecchi fini e raffinati, che andavano ricercando i pezzi più introvabili, quasi come se tale musica fosse destinata ad una setta sconosciuta. Ciò era di fatto la base portante del genere, che si componeva esclusivamente di ascoltatori fedeli che, appassionati, aspettavano assiduamente le nuove uscite dei producer, ma si componeva anche dei producer stessi, che costituivano un gruppo a se stante e che portavano avanti il proprio genere in serate interamente dedicate ad esso. Il messaggio che vuole passare, però, non è quello della nicchia chiusa, oscura e quasi inaccessibile: piuttosto, l'idea è quella che la Deep House non era alla portata di tutti.

Questo fenomeno però comincia ad evolversi, grazie anche all'esplosione del web e dell'uso di Internet. La "setta" si apre, per così dire, anche essa alla rete e comincia ad essere notata da tanti altri ascoltatori di musica elettronica. Il concetto di fondo da tenere a mente è che durante questo periodo i vari generi musicali (siano essi di tipo rock, pop o altro) erano nettamente distinti l'uni dagli altri, senza mescolanza. Dunque, chi amava e ascoltava uno di questi, difficilmente "passava al lato oscuro" di generi diversi, rimanendo fedele al proprio. Ma proprio grazie al utilizzo di Internet, la musica, così come tante altre cose, comincia ad essere più popolare e più facile da seguire/conoscere. Al passo con i tempi, quindi, anche i suoni della Deep si evolvono, diventando meno tenebrosi o ossessivi, prediligendo suoni più orecchiabili, intuitivi e di facile impressione. Ecco che, allora, diminuiscono le serate "a tema" Deep House, mentre aumentano quelle che ne fanno un genere di apertura: progredisce e diventa un genere per "scaldare" la dance hall e invitare la gente a ballare.

Tutto ciò continua fino ai giorni nostri, dove il genere subisce/sta subendo un ulteriore evoluzione. Infatti, abbiamo assistito alla spropositata crescita dell'Electro House che ha portato alla cultura della EDM, culminata, a mio avviso, con lo scoppio di tale "bolla" originatasi dopo le massicce release di tracce Electro House e gli innumerevoli big event celebrativi del genere. La cultura EDM è figlia dell'eccessiva popolarità che la musica elettronica ha avuto grazie all'uso di Internet e la diffusione delle canzoni nel web di cui discutevamo prima, tanto che si è dovuto distinguere tra musica elettronica mainstream e quella più underground. Crescono il numero delle tracce, il numero di produttori e aumenta la facilità di accedere agli strumenti tecnici del mondo del Djing, favorendo la "commercializzazione". Detto questo, tra la musica underground figurava anche la Deep House; ma lo scoppio della bolla EDM lascia in eredità uno scenario inaspettato. Sembra infatti che, come stiamo assistendo ultimamente, la Deep House stia popolando la scena più mainstream della musica. Infatti i più famosi canali tematici musicali o le più ascoltate radio nazionali "lanciano" sempre più tracce riconducibili a questo genere. Il risultato è che, data la convergenza dei generi e la difficoltà sempre maggiore di inquadrare e ricondurre le canzoni in un dato genere, la Deep House si sta trasformando nel nuovo pop. E che nel giro di pochi anni, come anche grandi Djs e Producer sostengono (tra tutti Tiesto, che capito come si muoveva il mercato ha aperto una etichetta discografica interamente dedicata alla Deep), la nuova cultura EDM sarà caratterizzata dalla Deep House. Facendone, di fatto, un genere totalmente commerciale.

 

Questa analisi che oscilla tra l'oggettivo e il soggettivo sembra essere la realtà a cui andrà incontro questo genere. C'è un poco di rammarico in quanto scrivo per la piega che sta assumendo la trasformazione di questo bellissimo genere e un po' di nostalgia per quello che era una volta. Non mi espongo nel giudicare se sia la strada giusta, che renda quindi la Deep House molto popolare, o sbagliata, cioè auspicando rimanga quel genere riservato ai pochi.

"Ai posteri l'ardua sentenza". Ma lascio il compito anche a voi. 

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