Intervista ad Alex Honnold

Intervista ad Alex Honnold

Ieri pomeriggio abbiamo incontrato Alex Honnold e abbiamo avuto l'occasione per porgli alcune domande. Il fortissimo arrampicatore californiano, nato nel 1985, ci ha così raccontato la sua storia. Cresciuto in una famiglia “normale”, dove né il padre né la madre erano appassionati di montagna, sin da bambino ha avuto però una propensione all’arrampicata ed al pericolo. Arrampicandosi sugli alberi e su tutti gli edifici che gli capitavano sotto tiro, ha deciso che di quello strano gioco ne avrebbe fatto la sua intera vita. I primi anni li ha trascorsi allenandosi in palestra, fino a quando all’università ha iniziato ad impegnarsi seriamente riuscendo a compiere imprese che ormai tutti conoscono e non finiscono mai di stupire.

Abbiamo provato a chiedergli che emozioni provasse mentre arrampica in assoluta libertà, ma è una domanda a cui Alex non ha saputo rispondere. Questo perché ogni volta che scala i suoi sentimenti cambiano, a differenza dell’ esposizione e della difficoltà. La motivazione princiapale che lo spinge ad arrampicare in free solo è quella di sentirsi un tutt’uno con la natura, un puntino nell’immensità della roccia. L’arrampicata in free solo è il meglio che si possa chiedere per una persona che va cercando queste sensazioni.

Ci stupiamo quando ci racconta che i suoi amici e genitori lo supportano in queste imprese che chiamare pericolose è solo un eufemismo, come ci stupiamo pure quando ammette che odia il freddo e la neve e per questo non potrà mai diventare un alpinista. L’impresa in Patagonia, con la traversata delle 7 cime del Fitz Roy, non è stata altro che un’esperienza occasionale, nata su invito di Tommy Caldwell, il suo idolo sin da bambino.

A questo punto, visto il gran numero delle sue imprese, gli abbiamo chiesto quale sia la sua avventura preferita. La risposta non ci stupisce: la famosa “Triple Crown”, la scalata in serie delle tre grandi Big Wall del parco nazionale dello Yosemite, in California, Half Dome, El Capitain e il Mount Watkins, effettuata nell’estate del 2012 arrampicando per la maggior parte del tempo in free solo e in velocità.

Chiude l’intervista facendo un complimento a Trento per la straordinaria palestra d’arrampicata di cui gode e regalando un prezioso consiglio a noi giovani arrampicatori: “Allenate tanto i vostri piedi e la vostra tecnica. La forza si può perdere nel tempo, la tecnica quando l’hai acquisita non scappa più”.

Testi: Alessandro - Foto: Stefania

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