IL GRAN BALLO DELLA CITTÀ

un’occasione sprecata?

IL GRAN BALLO DELLA CITTÀ
di Michele Anesi (from The_Fault)

Caro lettore che ti appresti a leggere questo articolo, mi rivolgo a te per dirti che non cercherò di abbindolarti con storie e racconti di mitici balli ottocenteschi, pieni di eleganza e raffinatezza, ma che invece andrò dritto al punto: ciò che interessa al giovane di oggi non è se dietro un evento si nasconda o meno una tradizione secolare, ma se i contenuti artistici e l’organizzazione della serata valgono o no il prezzo del biglietto (in questo caso abbastanza alto).
Bai passo con un balzo tutte le polemiche relative alle vicende burocratiche legate alla concessione del teatro ed i problemi di comunicazione tra organizzazione e pubblico, tuttavia, non bisogna mancare di tenerne conto nel giudizio complessivo.
 
Per gustare appieno un evento (e per saltare eventuali code all’ingresso) bisogna necessariamente arrivare presto. Alle nove, come da copione, due file di figuranti in abiti d’epoca mi accolgono cordialmente nell’ingresso del Teatro Sociale, creando subito quell’atmosfera elegante che caratterizza la serata. In un attimo mi ritrovo attorniato da persone sorridenti che sfoggiano vestiti più o meno raffinati e impegnativi. Dopo la foto di rito sul “red carpet” entro nel teatro vero e proprio che, spogliato di tutti i posti a sedere, appare irriconoscibile: la luce soffusa, il silenzio più assoluto e la presenza di poco pubblico raffreddano subito l’atmosfera. Sentiamo sussurrare: “ma è qui la festa?”. Ebbene sì, è proprio qui, ma che accoglienza imbarazzante! Ci fosse almeno un po’ di musica di sottofondo…
 
La primissima parte della serata si svolge nettamente sottotono: l’esibizione di Maya Dashuk, (soprano di “Turandot” e “Carmen” all’Arena di Verona) sebbene sopraffina, passa quasi inosservata. Le coreografie ottocentesche ballate dal Gruppo Asburgico Arcense interessano molto di più il pubblico che, piano piano, si unisce alle danze. Fino alle 23.30 il repertorio eseguito dal vivo da “The Mighty Rainbow International Orchestra” e dalla “Banda Musicale Vivaldi” comprende solo balli da sala: Valzer, Tango, Mazurca, Polka, Cha Cha Cha, Mambo e Bachata hanno riscosso molto successo anche tra i più inesperti che, in un clima euforico, si lanciavano in pista cercando di “copiare” le coppie più collaudate.
 
Dalle 23.30 a l’1.30 la selezione musicale attraversa tutti gli anni ’50, ’60, ’70 e ’80, concedendo qualche spazio anche al Latino-americano, all’R&B ed alla Dance dei primi anni ’90.
Da Elvis a “Grease”, dai Bee Gees ai Duran Duran, dai Culture Club a Michael Jackson: tutte le hit più famose tipiche di un set “revival” hanno trovato il supporto entusiata del pubblico, soprattutto quello più adulto. La maggior parte dei pezzi, probabilmente in un’ottica di dare più dinamicità alla pista, sono stati proposti in versione remixata. Questa scelta ha talvolta creato l’effetto opposto rispetto a quello desiderato: proporre classici senza tempo “farciti” con una cassa dritta e groove taglienti ha fatto desistere, piuttosto che invitare, un certo tipo di pubblico a scatenarsi.
 
A l’1.30 la serata si evolve ulteriormente. L’atmosfera allegra e raffinata che si respirava all’interno della venue cambia sensibilmente quando, in consolle, a Spankox (nome in arte di Agostino Carollo, organizzatore dell’evento) si succedono Gaia&Luna (figlie di Carollo stesso): queste due ragazze, di tredici e quindici anni, cercano di seguire le orme del padre proponendo i loro Dj set all’interno di eventi in cui quest’ultimo regolarmente offre loro spazio. Ci sono voluti davvero pochi minuti per capire che il loro set si sarebbe rivelato fuori luogo, privo di ogni coerenza tecnica e stilistica e senza l’elemento chiave di un buon Dj: l’improvvisazione. In meno di mezz’ora hanno proposto un campionario che passava dall’electro house più cattiva al pop più spudorato creando un alternanza insensata di sonorità e stili che ha fatto scappare a gambe levate i più. Anche se alcune tracce erano davvero apprezzabili, l’esibizione era indicata per una serata in un club con un pubblico competente in materia di EDM (Electronic Dance Music, o musica elettronica che dir si voglia) e non per una platea così crossover sia per età che per gusti musicali.
 
Dopo meno di mezz’ora le due ragazze lasciano il palco e torna in consolle Agostino Carollo: a livello di genere decide di rimanere sempre in ambito EDM ma, fortunatamente, la qualità e la coerenza della selezione musicale si alzano notevolmente. Tra un brano conosciuto (le hit radiofoniche del momento c’erano tutte) ed un drink in uno dei punti bar all’interno del teatro arriviamo presto oltre le 3 del mattino: come da copione il testimone in consolle passa ad Highpass che, proponendo sonorità più “techy” e “deep” ha il compito di accompagnare il pubblico fino alla chiusura delle danze.
 
Uscito agilmente dal teatro e immerso nel freddo della notte le opinioni, mie e dei miei amici, sono varie ma portano tutte in un’unica direzione: il concept del “Gran Ballo” è sicuramente affascinante (vedi le più di 800 persone che, anche quest’anno, hanno affollato il teatro), però, per rendere la serata davvero memorabile, andrebbero studiati meglio alcuni particolari come il momento precedente l’inizio ufficiale delle danze (davvero glaciale), la selezione degli artisti che si esibiscono ed il metodo di conduzione della serata.
Sono consapevole del fatto che organizzare un evento così a Trento sia una vera impresa (come mi conferma e sottolinea lo stesso Carollo in un’intervista), tuttavia sono convinto che si possa migliorare e proporre qualcosa che sia sempre più unico e che sfrutti al meglio la spettacolare location.
Proprio per questo non resta che invitarvi a provare questa esperienza che resta unica in regione e, se non pensate di riuscire ad aspettare fino al prossimo inverno, si vocifera di una possibile edizione estiva che potrebbe fare al caso vostro.  

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