Niccolò Fabi live è un'altra storia

Niccolò Fabi live è un'altra storia
(testo e foto di Gianera Alberto)


L'auditorium Santa Chiara era pienissimo, ma se siete tra i pochi che non c'erano ci penso io, che avevo il mio bel posticino, a dirvi due o tre cose che vi siete persi.

Niccolò Fabi è un artista che a Trento si vede spesso, ad esempio l'ho visto anche sabato sera al Al Porteghet, e nei mesi scorsi ha suonato live ed è stato protagonista di un incontro con gli studenti universitari.



Immagino che il suo pubblico di riferimento non sia esattamente una massa di ggiovani ventenni, che preferiranno dirigersi verso altri lidi, più internazionali o solo più sperimentali.
Forse allora è anche per questo che Fabi - furbo conoscitore del suo pubblico di moderati trentini di mezza età - ha aperto il concerto con una canzone tratta dal suo ultimo album il cui testo, ad un certo punto, recita:

"così come il politico che con forza  rivendica le tradizioni della sua regione  e nell'autonomia dallo stato centrale  la propria identità"

("Indipendente", trovate il video sotto)

 
Sentendo questa canzone il giorno prima, per prepararmi al concerto, mi immaginavo una possibile reazione di visibilio da parte dei trentinazzi che così bene si rispecchiano in queste parole (chissà perché poi). Mi immaginavo Panizza battere le mani eccitato come Mastro Geppetto quando Pinocchio inizia a muoversi, mi immaginavo Dellai pensare "ah bon bon questi son almeno altri 1000 voti a Roma".



Strana strategia, però, caro Fabi: giocarsi così, subito, la carta migliore, a mo' di captatio benevolentiae, col pubblico freddino.
Ah, già. Si vede che hai fatto i compiti a casa. Tanto il pubblico a Trento quando si scalda? Troppo comode quelle poltroncine.

Dicevo, che Fabi sia un grande artista o meno, è un buon suonatore live. In più si circonda di buoni musici ai quali lascia spazio sufficiente perché l'effetto sia un po' più corale.



Alla chitarra (e, orrore, "all'iPad") c'era Pier Cortese, quello di quella lagna di Souvenir. Però lì suonava con grazia, entrava quando doveva, si è fatto lasciare la parte centrale del classicone, e alla fine erano tutti soddisfatti.

Ad accompagnarlo, con vari strumenti, c'era pure quella specie de Marracash de Roma che è Roberto Angelini, che tutti voi ricorderete per questa hit introspettiva e delicata.



Fabi fa aprire il concerto al suo amico Angelini, e infatti neppure sua madre sospetterebbe che quello che suona due bei pezzi (con un altro membro della band) è la stessa mente che sta dietro al Gattomatto.

Cioè, continua a tirarsela da morire, ma almeno ora non è male. E il synth lo sa usare, anche se lo fa sembrare un gesto sofferto manco fosse Rachmaninov  (che per chi non lo sapesse è uno dei più grandi virtuosisti del sintetizzatore, nonchè ex mebro dei Linkin Park).

Ora, qualche pezzo particolarmente carino del concerto. Ad incominciare da Cenere dell'Angelini che rimane comunque uno dei picchi della serata. Ripropongo la versione live che un po' conserva la profondità di un live vero.

(·a·g·)


 

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