Verso un Mezzogiorno ad alta velocità: il Piano per il Sud 2030

La questione meridionale irrompe nei dissidi della maggioranza di governo con un progetto decennale.

Verso un Mezzogiorno ad alta velocità: il Piano per il Sud 2030

di Martina Bartocci

Il Piano per il Sud 2030 è stato presentato lo scorso 14 febbraio dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accompagnato dai ministri Lucia Azzolina e Giuseppe Provenzano. Ben 60 pagine illustrano l’ambizioso progetto, che prevede l’investimento di oltre 123 miliardi per il Sud fino al 2030. Il piano ha come obiettivo quello di riscoprire l’interdipendenza Nord-Sud. Come si legge nel documento infatti, “ogni euro investito in opere pubbliche al Sud attiva 0,4 euro di domanda di beni e servizi nel Centro-Nord.”

Scuola, salute e mobilità vengono presentate come le prime 3 grandi emergenze del Meridione. Sul fronte scolastico, il documento evidenzia che sono 612 000 i giovani che emigrano per costruire il loro futuro (e su questo, i numerosi fuorisede di Unitn parlano chiaro!). Il ministro Azzolina, a questo riguardo, ha affermato: “Il piano serve ad evitare che un giovane studente o una giovane studentessa siano costretti ad andare via dalla propria terra, se vogliono lo scelgono, ma non deve essere una costrizione”. Per investire nel diritto allo studio e nelle università del Mezzogiorno, è prevista l’applicazione del credito di imposta per l’assunzione di ricercatori, per l’acquisto di beni e software e per i contratti di ricerca. Inoltre, come pioniere del miglioramento scolastico viene proposto il progetto “scuole aperte tutto il giorno”. Con quest’ultimo si vuole favorire l’apertura degli istituti scolastici, in orario pomeridiano, nelle regioni del Mezzogiorno, incrementando la presenza di docenti e tutor e ampliando l’offerta formativa. L’obiettivo è quello di contrastare la povertà educativa e l’abbandono scolastico (Il Meridione su questo fronte è al di sotto del target europeo del 10%).

Tra le prime azioni si rivengono anche interventi sulle infrastrutture. In particolare, si fa leva sul potenziamento delle “Case della salute” per l’assistenza integrata e sul rinnovo della dotazione tecnologica sanitaria. Il diritto alla salute infatti, in quanto costituzionalmente garantito, è degno di medesima attuazione su tutto il territorio nazionale.

Ma se il piano strizza un occhio alla salute, l’altro è sicuramente rivolto all’ambiente. Per il Sud viene proposto un “Green Deal”, ossia una svolta ecologica per promuovere le energie rinnovabili. In tale contesto, è stato pensato un “reddito energetico” per le famiglie, che consenta un risparmio in bolletta per le fasce della popolazione meno abbiente del Meridione. Per il ridurre il divario tra Nord e Sud, il Governo punta anche su un avvicinamento temporale fra le ripartizioni del Paese. 33,5 Miliardi di euro vengono destinati infatti alla realizzazione e al completamento di opere in ambito ferroviario, stradale, idrico ed edilizio.

Ora la vera domanda è: in quasi 160 anni di unità nazionale non siamo riusciti a colmare il divario tra Nord e Sud, ci riuscirà un piano decennale? Ai posteri l’ardua sentenza!

 

 

img. source: L'Eco del Sud

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