La settimana Tingo vol.2

Il secondo capitolo parte dai Pearl Jam e arriva molto lontano.

La settimana Tingo vol.2

di Leonardo Tosi

Buonasera Tingers.

Il mio primo atto di questa quarta settimana di quarantena è questo: dare il nome a una fanbase se non inesistente senz’altro sparuta. Insomma, vediamo di coprirci di ridicolo già dal vol.2 (però se per qualche strano errore/scherzo del destino finisco a scrivere su Pitchfork, ricordatevi di questo momento).
Ma andiamo avanti.

Questa rubrica è nata precisamente otto giorni fa, e già operiamo un leggero cambio di format, perché le proviamo tutte pur di non annoiarci. L’industria discografica la settimana scorsa si è sbizzarrita, per cui oggi dedicheremo un po’ più di spazio ai Consigli per gli ascolti e un po’ meno all’album di copertina, che incidentalmente viene ad essere (rullo di tamburi) Gigaton dei Pearl Jam.

Gigaton è un disco lungo (57 minuti, il più lungo della discografia dei Pearl Jam) ed esce dopo 7 anni da Lightning Bolt, l’ultimo lavoro della band di Seattle. Per il sopracitato Pitchfork, che gli dà una sufficienza stiracchiata, è un tentativo poco riuscito di ringiovanimento artistico e ritorno alle origini, un'opera troppo cerebrale, che si incarta proprio quando dovrebbe spiegare le ali.
Alcune di queste critiche centrano il punto, in particolare il felice accostamento con No Line on the Horizon degli U2: i due album condividono alcune sonorità stanche e un vago sentore crepuscolare. Ve lo ricordate il “giovane” Montgomery Burns? Pare proprio che i Pearl Jam si siano travestiti per imitare quello che fanno i pischelli (o meglio, quello che facevano da pischelli, visto che per fortuna non hanno ancora avuto l’idea di darsi alla trap).

C’è però un grande MA. L’album risulta nel suo complesso godibile, e ad alcuni pezzi schitarroni cui manca un po’ di verve fanno da contraltare ballad più lente che sono l’anima e il cuore pulsante di questo lavoro (segnatevi Alright, Seven O’Clock, Comes Then Goes, Retrograde). Poi c’è sempre Eddie Vedder, autore di una prova che lega e amalgama il tutto, se non (sempre) dal punto di vista dei testi, sicuramente da quello canoro.
Insomma, in questi tempi incerti c’è bisogno di sicurezza, e cosa c’è di più rassicurante della voce vellutata di Eddie Vedder?

 

CONSIGLI PER GLI ASCOLTI:

Sufjan Stevens, Aporia

Un album introspettivo, costruito su improvvisazioni e sperimentazioni con i synth, nato dalla collaborazione con Lowell Brams (quello di Carrie & Lowell). Usatelo per viaggiare, per rilassarvi, per meditare.

Bruno Belissimo, TUCKER

Una parola per descrivere il nuovo lavoro di Bruno: MINA. Le linee di basso impazzano come al solito e portano la sua musica ad un livello ulteriore. Ballatelo nella vostra cameretta, fateci le flessioni in salotto, divertitevi: vale tanto quanto una boccata d’aria.

Liberato, ULTRAS

Lo ripropongo solo perché avevo promesso di dire qualcosa di più, e cioè: a) guardatevi ULTRAS di Lettieri, perché il lavoro di Liberato e quello del regista napoletano proseguono sempre più a braccetto dopo Capri rendez-vous;
b) cosa dire di un album al cui interno ci sono tre tracce che rispondono al nome di GRAZIA, GRAZIELLA e GRAZIOCAZZ?

Car Seat Headrest, Martin

Tornano con un doppio singolo, e non deludono mai.

Bright Eyes, Persona Non Grata

Dopo dieci anni, un singolo (ci sono le CORNAMUSE!) che preannuncia l’uscita di un album che non vediamo l’ora di ascoltare (occhi a cuore).

STRFKR, Budapest

Altro singolo, altro sospetto album in arrivo. Un po’ di atmosfere sognanti per voi.

Caterina, Caterina

Da Cles a X-Factor, esce col suo primo album, che piacerà ai più affini alle sonorità pop. Un lavoro leggero che lascia intravedere tanto.

Ultimo ma non ultimo: oggi è il quinto anniversario dall’uscita di DIE di Iosonouncane, una delle cose più fighe prodotte dalla musica italiana nell’ultimo decennio. Fatevi un regalo, riascoltatelo, e poi riascoltatelo di nuovo.

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