Il Coronavirus tornerà? Ne parliamo con il divulgatore scientifico Gianluca Pistore

Treni, scuola, caldo e vacanze. Come ci stiamo comportando?

Il Coronavirus tornerà? Ne parliamo con il divulgatore scientifico Gianluca Pistore

di Martina Bartocci

Il Dott. Gianluca Pistore, divulgatore scientifico e autore del libro “La Terza Guerra Mondiale è contro un nemico invisibile” dialoga con noi sul fenomeno del Coronavirus: ci sarà una seconda ondata? Il caldo ha indebolito il virus? Come ci stiamo comportando?

I contagi continuano a salire di giorno in giorno, dobbiamo aspettarci una seconda ondata?

Se ci sarà una seconda ondata oppure no, lo scopriremo solo vivendo. Noi parliamo innanzitutto in termini di probabilità e mai di certezza, perché non possiamo prevedere il futuro. Il contesto in cui ci troviamo è quello di un’Europa che effettivamente sta vivendo una seconda ondata, perché ci sono paesi che hanno più di mille contagi al giorno. In Italia la situazione è diversa: in questo momento i contagi stanno aumentando ma sono ancora sotto controllo. Il virus circola ed è presente in tutte le regioni d’Italia, però non possiamo dire che siamo già in una seconda ondata. Detto ciò: è probabile che la malattia si ripresenti con forza? Si, ma come arriviamo a dirlo? Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro. Come avviene la diffusione di un virus? Un virus per diffondersi deve essere presente, deve avere la capacità di infettare le persone e ci devono essere dei soggetti a rischio. Queste condizioni ci sono? Assolutamente sì. Il virus è presente e ci viene mostrato che al Nord il 90% della popolazione non ha contratto il virus, quindi è potenzialmente soggetta a contagio. Al Sud questa percentuale sale al 99%, quindi quasi tutti possono essere infettati. La probabilità che ciò avvenga è molto alta. Questo perché stiamo vedendo che tutto quello che impedisce al virus di circolare (distanziamento sociale, norme di igiene, dispositivi di sicurezza) è ormai nel dimenticatoio. Partiamo dal distanziamento sociale: indossiamo la mascherina per entrare nei locali, ma quando si deve stare in contatto con persone amiche o alle quali vogliamo bene, ci rilassiamo troppo. C’è un approccio che sembra basato sulla fiducia, ma la fiducia non c’entra nulla quando siamo davanti ad una malattia infettiva. E’ evidente che il virus c’è, la popolazione passibile di contagio c’è e ciò che si mette fra noi e il virus non lo stiamo rispettando.

Le vacanze estive stanno portando i contagi al Sud?

Questa cosa era vera un po’ di tempo fa, oggi lo è di meno. I dati ci mostrano che nei mesi scorsi la Lombardia faceva il bello e il cattivo tempo della curva dei contagi, oggi non è così. Prima se in Italia c’erano 1000 contagi, 500 venivano dalla Lombardia e 500 dalle altre regioni. Oggi invece la Lombardia ha un peso molto ridotto e sono le regioni del centro e del Sud ad avere più casi. E non dobbiamo pensare che i lombardi diffondano ORA il virus al centro e al Sud. Perché questa cosa è già avvenuta! Non parliamo di un rischio, ma di una certezza. I contagi al centro e al Sud sono aumentati molto. Noi siamo passati da 30 contagi al giorno in media a 150. E’ tanto, seppure 150 contagi non siamo molti in senso assoluto.

Pochi giorni fa si è parlato di treni e dell’ordinanza del Ministro Speranza. Tuttavia, in treno si deve rispettare il distanziamento e in aereo no. Cosa ne pensi?

E’ decisamente importante mantenere le distanze. Il problema è che ci si trova a bilanciare sempre una serie di fattori, non solo quelli di natura sanitaria. E’ chiaro che se un aereo raggiunge la copertura dei costi con 100 passeggeri e ne riduco la portata massima a 70, quell’aereo è costantemente in perdita e probabilmente non partirà. Quindi se da una parte ci troviamo a considerare l’aspetto economico, dall’altro se io ho una persona sintomatica che starnutisce e tossisce nel posto accanto, è un problema enorme. Devo dire però, che io in questi giorni ho preso dei mezzi pubblici ed il distanziamento era ben rispettato. Ho visto una responsabilità tra le persone e non mi piace questo racconto secondo cui “se i contagi ripartono è tutta colpa delle persone che non mettono bene la mascherina”. La diffusione di una malattia infettiva certamente dipende da come ci comportiamo, ma anche da come le istituzioni la gestiscono e da come la comunicano. Se passa il messaggio che il virus è scomparso e che i nuovi positivi non infettano nessuno, per quale motivo le persone dovrebbero fare il sacrificio di indossare la mascherina? Quindi dobbiamo stare attenti non solo ai nostri atteggiamenti, ma anche alla comunicazione.

All’inizio della pandemia, si diceva che il caldo avrebbe distrutto il virus. Ma così non è, a quanto pare…

Quando ci si trova di fronte a qualcosa che non si conosce, si va a cercare quanto di più simile esista per capire e per sperare che assuma lo stesso atteggiamento. Noi questo virus non lo conoscevamo, ma conoscevamo altri virus della famiglia coronavirus. Inoltre, abbiamo una tradizione di malattie respiratorie che tendenzialmente in estate danno una sintomatologia attenuata. Ma questo ci dava la certezza che l’attuale coronavirus sarebbe scomparso in estate? Assolutamente no. L’Oms ha sempre dichiarato che non esiste evidenza che la stagione calda attenui il virus. Infatti, non solo la Spagna, ma anche la Florida e una marea di stati con contagi fuori controllo ci mostrano che questo virus non va in vacanza. Poi è chiaro che ci sono una serie di questioni reali: in estate tendiamo a stare più all’aperto e all’aperto è più difficile la trasmissione del virus; apriamo di più le finestre e sappiamo che l’ambiente domestico umido tende a facilitare il contagio; Il calore fa evaporare maggiormente i droplets, quindi la saliva che noi emettiamo parlando evapora e rende più difficile la trasmissione. Ma da qui a dire che il caldo ammazza il virus ci vuole un bel po’.

Cosa pensi della riapertura delle scuole in un periodo delicato come quello autunnale?

L’apertura delle scuole è necessaria, ma fatta con tutte le cautele del caso. Quando noi diciamo di chiudere le scuole per tutelare la salute, diciamo una cosa giusta ma incompleta. Chiudere un istituto scolastico non è una cosa da poco e non è qualcosa di sostituibile con la didattica online: siamo in un paese che ha una classe insegnanti non particolarmente giovane e non abile con lo smart working. Non tutte le famiglie accedono a internet e soprattutto lo studio dei più piccoli (meno autonomo per sua natura) è difficile da gestire telematicamente. Tenere le scuole schiuse per troppo tempo potrebbe portare ad una serie di generazioni danneggiate nella cultura. Tutte le persone che ci stanno guidando in questa emergenza hanno studiato anni fa. Noi non possiamo non far formare i ragazzi di oggi che ci aiuteranno nell’emergenza di domani. Chiudere in modo generalizzato non è la soluzione: è un provvedimento emergenziale a seguito di un evento improvviso ed imprevisto. Ma questa non può essere la norma. Se questa pandemia dura 3 anni, chiudiamo tutto per 3 anni? Noi non possiamo pensare che un’intera generazione salti così tanta università o così tanta scuola. Se il virus non ci abbandona, dobbiamo imparare a conviverci, adottando tutte le misure preventive che abbiamo. Si tratta di un nemico contro il quale non abbiamo un vaccino sicuro, efficace e dimostrato, quindi pensare che ci lasci tra pochi giorni è da folli. Dobbiamo capire che il problema esiste e se oggi non sono malato, non significa che non stia accadendo nulla.

Alcune persone tendono ad allontanare il problema e si autoconvincono che “andrà tutto bene”. A cosa è dovuto questo?

Questo è dovuta ad una miscela di fattori: se io non vedo il problema, se non ci rifletto, metto a tacere il problema stesso e faccio finta che non esista. Pensiamo alla moglie che fa finta di non vedere il marito che frequenta altre donne, pur di non far soffrire i figli. E’ un meccanismo per anestetizzare il dolore. A questo aggiungerei che, in determinate zone, non si è vissuta la vera pandemia. Molte zone non hanno vissuto la situazione di Bergamo o di Brescia. Un terzo fattore è il grado di istruzione. Le persone che vengono educate al metodo scientifico e quindi ad una razionalizzazione della realtà, tendenzialmente hanno un approccio alla vita abbastanza civile e sanno che devono indossare la mascherina quando necessario. Si rendono conto che davanti ad una malattia infettiva non c’è da fare il furbo, ma c’è da essere uniti. Perché se io sono l’unico ad indossare la mascherina o a mantenere le distanze, probabilmente è tutto inutile. Ad un problema di salute pubblica, si dà una risposta comune e collettiva. Il senso civico impone anche a me, che sono giovane, di prestare attenzione.

Ringraziamo Gianluca Pistore per la disponibilità. Per saperne di più sui suoi studi in materia, potete leggere il suo libro “La Terza Guerra Mondiale è contro un nemico invisibile” con l’introduzione del Prof. Walter Ricciardi e la prefazione del Dr. Salvo Di Grazia.

 

Img.source: Fanpage

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