Il Carrozzone #3. Violenza di genere ai tempi del Covid-19

Il rapporto Istat pubblicato il 13 maggio 2020 evidenzia un incremento delle chiamate al 1522 da parte di donne che chiedono aiuto e sostegno.

Il Carrozzone #3. Violenza di genere ai tempi del Covid-19

di Martina Bartocci

Il Covid-19 è un nemico invisibile: non si vede, non si sente e non si tocca. E’ l’arma più potente che un combattente possa avere, perché colpisce l’avversario nel corpo e nello spirito. Questo maledetto virus ha confinato i malati negli ospedali e i “sani” nelle proprie case. La casa, questa sconosciuta! Un luogo che prima della pandemia, frequentavamo solo per dormire. Un luogo che dovrebbe evocare serenità e certezza e che invece, per molte donne è diventato un vero e proprio incubo.

Il rapporto Istat pubblicato lo scorso 13 maggio 2020 è molto chiaro: “Durante il lockdown sono state 5.031 le telefonate valide al 1522, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019. Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%)”. Questi numeri così elevati evidenziano che per una donna rimanere a casa non significa solo pulire e badare ai figli: equivale a subire percosse, umiliazioni e violenze di ogni tipo da parte del proprio partner o, ancor peggio, del proprio padre. Per molte ragazze la quarantena è come un vicolo cieco: non si può scappare dal proprio carnefice e non c’è attività che riesca a distrarlo. Il numero verde dunque ha rappresentato e rappresenta l’unica ancora di salvezza in molte situazioni di difficoltà.

Tuttavia, nonostante in questo periodo vi sia stato un incremento delle richieste di aiuto, dal racconto che le vittime fanno alle operatrici del 1522, risulta che la maggior parte di esse non denuncia la violenza subita. Rispetto al periodo 1° marzo/16 aprile del 2019, si osserva un calo delle donne che ricorrono alla giustizia. Questa reticenza è dovuta alla paura di subire ulteriori violenze, alla volontà di non creare disordini in famiglia e all’incertezza del domani. Molto spesso un dolore conosciuto fa meno paura di un futuro incerto e solitario. Eppure, una vita piena di brutalità consuma tutta la linfa vitale che è in noi: denunciare rimane l’unica soluzione valida.

Le chiamate al 1522 (servizio promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) sono assolutamente gratuite e anonime. Il servizio è disponibile h24 e in 4 diverse lingue oltre l’italiano. L’Istat stima che, ai tempi del Covid-19, nel 60,6 % dei casi le telefonate avvengono tra le 9 e le 17 e che “quelle ricevute di notte o di mattina presto, di solito in numero esiguo, sono risultate in aumento nel periodo del lockdown rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Dunque, quello delle donne vittime del proprio contesto familiare è un grido sordo e crescente che non può essere ignorato, a maggior ragione se ci sono anche minori che assistono e subiscono violenze. Il rapporto su questo punto afferma: “Il 64,1% delle vittime con figli (cioè 722 persone) dichiara casi di violenza a cui hanno assistito minori e/o casi di violenza subita da minori”.

Quelli che abbiamo analizzato purtroppo non sono soltanto numeri: rappresentano persone, storie drammatiche di vita familiare che, a causa del coronavirus, amplificano inevitabilmente i propri effetti devastanti. Il 1522 è l’unica speranza, nell’attesa di un utopistico miglioramento della società intera.

 

 

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