Conflitti Ecologici: ambiente vittima o causa?

Gli effetti e le origini del conflitti partono sempre dall'Ambiente

Conflitti Ecologici: ambiente vittima o causa?

di Massimiliano Beghini

Il bar Accademia per il giorno 20 marzo si è trasformato in un intimo ed ospitale salotto per affrontare una iniziativa “Fireside Talk” promossa dal Club Alpbach Trentino intitolata ECOnflitti.

Il Club è una realtà formata da studenti e giovani professionisti, con lo scopo di diffondere la conoscenza del Forum Europeo di Alpbach. L’associazione si incarica di cercare fondi presso aziende private ed enti pubblici per finanziare la partecipazione di giovani alla summer school del Forum, che è incentrata sui temi politici, economici, relazioni internazionali e tecnologia.

Conseguentemente su questi temi, il Club effettua conferenze e incontri divulgativi, con presenza di esperti. Questa volta è stato protagonista Raffaele Crocco, giornalista Rai e ideatore e direttore dell'Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, che delinea una mappa annuale di tutte le guerre in corso nel globo, i loro attori e le loro cause.

Il centro del dibattito della serata è stato impostato sul rapporto tra guerra e ambiente. Si può verificare, infatti, che il 40% dei conflitti ha una motivazione di stampo ambientale, per il disaccordo di confini e per l’accaparramento delle risorse.

L’effetto è anche l’opposto, vista la naturale predisposizione delle guerre alla distruzione ambientale, con alcuni esplicativi casi di campi minati o bombardati nell’ex Jugoslavia e della Francia orientale, si possono trovare attività di rimozione ancora in corso anche a distanza di decenni, o un secolo dai fatti bellici.

Questa visione, è quella classica che vede gli effetti, non le cause dei conflitti armati. Una causa, come già detto, è l’accaparramento delle risorse, come nel caso della guerra del Kippur, scatenata per il controllo dell’altopiano del Golan, caso emblematico ritornato alla ribalta negli ultimi giorni.

Ulteriore punto affrontato è l’arricchimento con le risorse naturali, spesso situate nei paesi più poveri, con una carenza dei diritti, tanto da leggere la loro ricchezza come una maledizione, che porta alla creazione di conflitti, attualmente in 51 zone del mondo, ovviamente le più povere.

Ultimo punto analizzato per incrociare la mancanza di diritti e l’ambiente è la rinascita dei latifondi, con un nome più moderno: il land grabbing. L’espropriazione dei terreni comporta spostamenti dei locali, che vanno ad insediarsi in città, ampliandole e mettendo a rischio la stabilità ambientale, o in diversi casi ne consegue l’emigrazione, con tutte le problematiche annesse.

 

 

img source: pexels.com

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