Uno studio del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, in collaborazione con l’Infn-Tifpa, esplora come la torsione naturale del DNA influenzi la resistenza delle cellule ai danni da radiazioni. Pubblicata oggi sulla rivista Physics in Medicine & Biology, la ricerca suggerisce che il superavvolgimento della doppia elica può rendere alcune regioni più fragili, mentre altre risultano più stabili, con implicazioni per l’efficacia della radioterapia.
Attraverso simulazioni al computer, i ricercatori Manuel Micheloni, Raffaello Potestio e Lorenzo Petrolli hanno osservato che la tensione interna accumulata nel DNA può accelerare la rottura dei filamenti quando le lesioni da radiazioni si verificano in prossimità. La resistenza della molecola dipende quindi dalla distribuzione delle rotture e dal grado di torsione, offrendo un “microscopio virtuale” per analizzare eventi nanometrici impossibili da rilevare sperimentalmente.
Lo studio apre nuove prospettive per comprendere meglio i meccanismi cellulari e ottimizzare trattamenti radioterapici mirati, migliorando precisione e sicurezza delle terapie oncologiche.