“Dire di sé”: a Trento la rassegna su corpi, lavoro e autodeterminazione delle donne

Dal 13 novembre al 10 dicembre Trento ospita “Dire di sé. Corpi, tracce e lavori delle donne tra cura, confini e autodeterminazione”, rassegna multidisciplinare ideata e organizzata da PequodCompagnia APS. Il programma si articola in cinque appuntamenti, ciascuno costruito attorno a una parola-chiave e composto da un incontro alle 18.30 e da uno spettacolo alle 21.

Si comincia il 13 novembre con il tema lasciare traccia. Alle 18.30, a Spazio Piera, l’artista Sonia Lunardelli presenta il progetto Femíne in dialogo con la curatrice Lisa Maturi, per riflettere sulla trasmissione dei saperi femminili tra generazioni e su come le storie delle donne possano diventare patrimonio condiviso. Alle 21, a Spazio Artificio, va in scena “Mi chiamavano Tina”, di Manuela Fischietti, della Compagnia Rifiuti Speciali, che ripercorre la vita di Tina Modotti, fotografa e rivoluzionaria antifascista, tra arte, impegno politico e ricerca della libertà.

Il 20 novembre, con la forza di dire NO, alle 18.30 alla Libreria Due Punti Valentina Nascimbeni conduce “I’m a Bad Freelance”, incontro sul lavoro invisibile, sul sovraccarico professionale e sulle aspettative che ancora oggi condizionano in particolare il lavoro delle donne. Alle 21, a Spazio Artificio, lo spettacolo “NO” di Annalisa Limardi affronta il tema del consenso e della difficoltà di stabilire i propri confini personali, intrecciando parola, movimento e suono.

Il 26 novembre è la volta di guardarsi, riconoscersi, resistere. Alle 18.30, a Spazio Artificio, la psicoterapeuta e attivista Federica Mattarei propone “Guardaci”, un incontro partecipativo sul rapporto tra percezione della realtà, responsabilità individuale e possibilità di cambiamento. Alle 21, nella stessa sede, “The Sensemaker” di Elsa Couvreur mette in scena, tra danza, teatro fisico e mimo, una donna intrappolata in un confronto surreale con una segreteria telefonica, per interrogarsi sulla disumanizzazione della tecnologia e sul rapporto con sistemi sempre più impersonali.

Il 3 dicembre, con ripensare il maschile, la sociologa Elena Pavan conduce alle 18.30 a Spazio Artificio “Quel patriarcato che non ti aspetti”, riflessione su come i modelli patriarcali condizionino non solo le donne ma anche gli uomini, limitandone emozioni, desideri e possibilità di espressione. Alle 21 Evoè! Teatro presenta “Parliamo tra maschi?”, di Gabriele Matté, monologo che affronta desiderio, vergogna, consenso e difficoltà di esprimersi sul piano emotivo, alla ricerca di nuovi modi di raccontare la mascolinità.

La rassegna si chiude il 10 dicembre con le voci che restano, sempre a Spazio Artificio. Alle 18.30 Elisa Dell’Osso presenta “Lucciola”, dedicato a una rivista manoscritta nata nel 1908 che per diciotto anni ha circolato tra circa cinquanta donne italiane, trasformando la scrittura in uno strumento di emancipazione, relazione e cittadinanza attiva. Alle 21 va in scena “Assunta, o di come fare un fiore”, scritto da Stefano Pradel e interpretato da Beatrice Elena Festi, monologo che attraversa memoria, precarietà e fragilità e racconta la possibilità di trovare nelle piccole cose la forza per ricominciare.

Gli incontri delle 18.30 sono a ingresso libero, così come gli spettacoli, per i quali è prevista un’offerta libera. Per accedere agli eventi di Spazio Artificio è richiesta la tessera soci, che costa 30 euro ed è valida fino al 31 dicembre 2027 per tutti gli appuntamenti dello spazio. Informazioni e prenotazioni all’indirizzo pequodcompagnia@gmail.com.