XMAX FESTIVAL: cronaca di un successo a metà(?)

Il racconto del più grande festival di musica elettronica in regione.

XMAX FESTIVAL: cronaca di un successo a metà(?)
di Pasquale Costantino, Michele Anesi (from The_Fault)
 
Bolzano fiera. Ore 03.44, è freddo, piove e tira vento. Siamo appena usciti da più di 7 ore di festival e niente ci fa paura. Mentre camminiamo in direzione della stazione abbiamo ancora negli occhi e soprattutto nelle orecchie il più grande evento natalizio elettronico in regione dell’ultimo decennio. Durante il tragitto si susseguono discussioni e commenti vari che hanno come unico denominatore comune la soddisfazione di aver assistito ad un grande spettacolo.
 
Nonostante il festival fosse cominciato alle 17.30, al nostro arrivo attorno alle 20 c’era già una grande ressa all’ingresso: grazie al nostro accredito però saltiamo la coda e ci catapultiamo all’interno del padiglione che ospita l’evento. Bisogna dire che siamo stati molto fortunati in quanto molta altra gente ha dovuto sopportare una lunga fila inutile e mal gestita dal servizio di security che, con relativamente poca gente, era già molto nervoso.
Il line up, vera attrattiva dell’evento, prevedeva tre fasce: la prima di soli DJs locali; la seconda composta da artisti di livello nazionale; la terza, infine, con gli headliners veri e propri. Inutile dire che, anche se i Djs di supporto sono stati capaci di creare una buona atmosfera, tutti i presenti attendevano con ansia i tre big: Basto, Dyro e Nari&Milani.
Anche se il padiglione era immenso, l’organizzazione ha saputo creare un palco e un impianto audio/luci all’altezza delle aspettative che ha saputo sottolineare le peculiarità di ogni artista. Per aumentare la teatralità e l’impatto sul pubblico, accanto a tutto questo, si sono esibiti ballerini, performer, magiafuoco, uomini-robot e nani malefici: questo, unito alla grande quantità di persone presenti all’evento (a conti fatti circa 4000), ha portato il tutto al “next level”.
 
Anche se i tre headliners fanno parte della famiglia EDM, le rispettive performances sono state molto differenti tra loro. Il set del belga Basto, coerente con la sua impronta stilistica come produttore, si è rivelato come il più progressive della serata: ha proposto molte sue produzioni e suoi remix che si caratterizzano per un break davvero melodico che culmina in un drop devastante. In un’ora è stato capace di condensare la sua visione della musica elettronica che comprende un saggio mix di tracce più conosciute (niente commerciale spudorata però) con altre perle nascoste.
Un prosciugato Basto lascia spazio al pimpante ventitreenne Dyro, fresco fresco del riconoscimento come "migliore new entry del 2013" nella classifica dei 100 migliori Dj al mondo stilata da DJ Mag, la più importante testata del settore. Chi si aspettava un set che ricalcasse le sonorità dei suoi ultimi successi (vedi “Never Say Goodbye”) è rimasto piacevolmente sorpreso: il pupillo di casa Revealed Rec (label di Monsignor Hardwell) ha sfornato, con l’audacia tipica della sua età, un campionario di “bombe a mano” che ha spazziato da tracce dal contenuto altamente esplosivo a remix di successi più pop e conosciuti (e cantati) dal pubblico. La sua caratteristica è stata però quella di non concedere mai respiro al pubblico che ha risposto con energia ed entusiasmo a tutte le inesorabili ripartenze. Ciliegina sulla torta, che ha consacrato la sua come migliore performance della serata, è stata la chiusura: dopo aver fatto credere di aver concluso, ha spiazzato tutti con una traccia hardstyle che ha fatto letteralmente “esplodere” il dancefloor.
Chiudono il trio degli headliners gli italiani Nari&Milani che, dopo il successo mondiale di “Atom” dell’anno scorso, sono entrati a pieno diritto nel circuito dei festival internazionali. Il loro set inizia duro, continua ancora più duro e finisce durissimo al limite dell’illegalità. Già dall’intro (spettacolare) si percepisce dove andranno a parare: “Atom” in versione strumentale dà a tutti quella carica extra che serve per affrontare l’ultima ora dopo quasi sette ore di festival. La risposta del pubblico non si fa attendere: già al primo colpo di cassa tutti sono pronti a saltare ed a onorare i due italiani che, seppure molto “cattivi”, hanno concesso qualche sana deviazione in territori più melodici.
 
Se dal punto di vista artistico che dell’intrattenimento è stato un festival molto positivo, altrettanto non si può dire per aspetti come la modalità di ingresso e la gestione del guardaroba. Molte sono state le lamentele e le critiche che hanno fatto da cornice a questo evento che rimane comunque il primo grande festival con artisti di questo calibro nella nostra regione. Nel giudizio complessivo non bisogna però dimenticare che organizzare e controllare un evento di tale portata in tutte le sue fasi non è assolutamente semplice, come non lo è stato il portare questi artisti in una piccola città come Bolzano. Con ciò non vogliamo giustificare le mancanze ma augurarci che sia stato un “esperimento” necessario per la costruzione di altri eventi futuri.
 
Bolzano Stazione FS. Ore 04.36. Freddo, non piove più. Senza accorgercene siamo arrivati sul treno che ci riporterà a casa. Stanchi e con i piedi doloranti ci buttiamo finalmente sui sedili: anche se la stanchezza è tanta, siamo consci di aver partecipato a qualcosa di davvero speciale. Un modo diverso di festeggiare assieme il Natale.
 
Long life to electronic music.
 

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