Un caffè con Motta

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Good Morning Sanba!
Un caffè con Motta

In occasione della serata conclusiva del Festival delle Resistenze Contemporanee in piazza Cesare Battisti a Trento abbiamo avuto l’occasione di intervistare Francesco Motta, o meglio ci siamo presi un caffè con lui rubandogli i minuti del pre concerto. Vi offriamo il resoconto della nostra chiacchierata in chiave rigorosamente tragicomica, a mo’ di copione.

 

Sonia: Siamo qui in piazza Cesare Battisti per la serata finale del Festival delle Resistenze

Motta: E fa caldo pure a Trento

Sonia: Fa caldo pure a Trento, e noi abbiamo rapito Motta per un caffè con Motta

Motta: Infatti mi levo il giacchetto

Sonia: In diretta per Sanbaradio Motta si leva il giacchino, voglio dire che siamo già onorati di questa cosa. Allora, questa è la serata conclusiva del festival delle resistenze. Motta è qui per un’intervista, un dialogo con Pierfrancesco Pacoda. Noi vogliamo cominciare molto leggeri con le domande, quindi volevo chiederti, si può fare resistenza scrivendo una canzone? E poi soprattutto, in questo clima politico, nel clima politico italiano che cosa può fare un artista…

Motta: Questo è “iniziamo leggeri”?

Sonia: Esatto, no no così poi sai arriviamo subito alla china e poi magari stacchiamo. Dovrebbero prendere posizione?

Motta: Secondo me si deve prendere sempre posizione perché le canzoni sono importanti, soprattutto in un momento storico come questo, particolarmente pericoloso e violento è importante non solo le canzoni ma qualsiasi discorso che si fa in qualunque ambito.

 

Arriva il caffè, il cameriere ci chiede se vogliamo qualcos’altro

 

Sonia: E quindi secondo te bisognerebbe che gli artisti prendessero posizione oppure rimanessero magari nella sfera artistica?

Motta: Certo, che prendessero posizione. Insomma, io nel mio piccolo lo faccio. Purtroppo è un po’ autoreferenziale perché dalle mie canzoni si capisce che pensiero ho e quindi in qualche modo smuovo meno di quello che potrebbero smuovere altre persone. Difficilmente viene un omofobo o uno di estrema destra ai miei concerti. Non so se è mai capitato però.

Sonia: Non che tu sappia

Motta: Non che io sappia, per cui insomma quello che faccio io è purtroppo abbastanza autoreferenziale, però ci sono delle cose che si possono fare, per esempio quando è successo dell’alluvione a Livorno ci siamo sentiti per fare questo concerto di beneficenza ed è stato molto più semplice fare questa cosa qui che per esempio andare a spalare il fango per la strada. Per cui questa cosa qui, questa oggettività che c’è stata in una cosa come l’alluvione in realtà ci dovrebbe essere esattamente come quando è successo a Macerata. Quindi in questo senso bisogna impegnarci tutti un po’ di più, insomma io in primis.

 

Comincia a rollarsi la sigaretta

 

Chiara: Allora, tu hai iniziato coi Criminal Jokers e poi sei diventato solista e hai fatto “La fine dei vent’anni” e adesso “Vivere o morire”. Come è cambiato Francesco Motta da ieri ad oggi? E vivere o morire può essere considerato un aut aut?

Motta: Ammazza oh

Sonia: No va bè ma così sul caffè si scherza…

Motta: Ma poi ne fate tre insieme per cui è un casino

Sonia: Eh ma puoi scegliere, ti diamo la scelta

Chiara: Ci è venuta mentre bevevamo della birra

Motta: Cioè sono cambiato? Assolutamente si, sarebbe stupido dire di no, sono più contento di prima. Vivere o morire non è che è un aut aut, perché il compromesso è sempre sano però uno in qualche modo se lo deve guadagnare, per cui nel mio caso mi sono guardato indietro e ho visto delle cose che non potevo cambiare e delle scelte sbagliate che avevo fatto ed è stato un modo per arrivare a vivere.

 

Si accende la sigaretta

 

Sonia: Allora noi non possiamo e non vogliamo tenerti distante dal tuo concerto/intervista, ci è stato detto che probabilmente qualche canzone ci scapperà perché abbiamo sentito di un soundcheck quindi non parlerai e basta…

Motta: No.

Sonia: Perfetto e allora io ti chiedo una cosa sola. Tu dici che “tuo padre era un comunista e ora colleziona cose strane”, che cosa colleziona tuo padre?

Motta: Ornitorinchi di peluche, palle di neve, giochini di latta, accendini, cartine delle arance

Sonia: Nel senso buccia di arance?

Motta: Non la buccia, la cartina che avvolge l’arancia

Sonia: Eh che ne so (agita le braccia e fa cadere la sigaretta addosso a Motta) oddio scusami scusami

Motta: Ma no, la buccia di arancia? Va bè che è pazzo ma così pazzo…

Sonia: Ma sai, dà quell’aroma in giro per la casa, non lo so

Chiara: Abbiamo avuto l’esclusiva

Motta: Pinocchi, Cucciolo dei sette nani, per cui a volte ne prende sette

Sonia: E butta via…?

Motta: In realtà li dava alla mia cugina quando era piccola che ad un certo punto ha detto...

Sonia: Mo basta

Motta: No più che altro insomma i nani sono sette, non sono sei

Chiara: Senti allora noi siamo Sanbaradio che è la radio degli universitari di Trento

Motta: Io non ho fatto l’università, ho fatto l’università per sei mesi dando un compitino di matematica e ho preso 18

Chiara: Che facoltà era?

 

Pausa, ci pensa.

 

Motta: Ingegneria informatica forse

Sonia: Però dai 18 ci sta

Motta: Si, uno

Sonia: Puoi dire di aver passato il tuo esame universitario

Motta: (poco convinto)

Chiara: Allora, noi volevamo un saluto personalizzato da Francesco Motta e poi qual era l’altra domanda…ah si, TV o radio? Cosa preferiresti fare in un futuro? Buttarti a condurre un programma radiofonico o televisivo?

Motta: Non lo so, in realtà non sono molto bravo a fare quelle cose però entrambe le cose potrebbero piacermi anche perché di solito mi piace fare le cose che non so fare, l’ho sempre fatto nella mia vita, per cui non si sa mai

Sonia: Bene allora noi ti ringraziamo veramente

Motta: Un saluto personalizzato a Sanbaradio, studiate almeno voi.

Sonia: Grazie mille allora!

 

 

Sonia Curzel e Chiara Fabbri

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