Tre rotte. Tre equipaggi. Mille emozioni

Tre rotte. Tre equipaggi. Mille emozioni

di Cristina Degli Agli

Il progetto “On the Road. Sulle rotte dei migranti”, nato da un Tavolo di lavoro composto da Piattaforma delle Resistenze Contemporanee e diverse realtà locali ha dato la possibilità a 20 giovani, tra i 19 ed i 30 anni, delle Provincie Autonome di Trento e Bolzano, di conoscere più da vicino i luoghi simbolo dell’approdo, dell’accoglienza ed a interrogarsi sulle tematiche dell’integrazione e dei confini. 

Un progetto unico che potrebbe essere definito, come afferma Francesca Viola, coordinatrice del progetto per lo staff di Piattaforme delle Resistenze Contemporanee “un'esperienza intensa, forte, in cui la co progettazione e il desiderio di approfondire le migrazioni sono elementi fondamentali per la sua riuscita. Non è la meta ad essere l'elemento principale, ma sono gli incontri lungo la strada, le storie di vita ad arricchire il viaggio e renderlo unico. On the road è un progetto senza filtri, in cui i partecipanti si sono immersi nel viaggio in maniera totale.”

I giovani, ritornati dal viaggio che li ha visti impegnati nei giorni 8 - 13 giugno 2017, lungo una delle tre rotte che i migranti percorrono (balcanica, francese e greca), hanno raccontato nella sede di Piattaforme delle Resistenze a Bolzano la loro esperienza. 

Ecco cosa hanno raccontato ai microfoni Sanbaradio

Protagonisti del viaggio di On The Road sulle rotte dei migranti, benvenuti!

Ciao! Siamo Loris e Teresa dalla rotta greca, Julia dalla rotta francese e Noemi dalla rotta balcanica.

Raccontateci il vostro viaggio.

L. & T. : Per quanto riguarda la rotta greca: siamo partiti dal Brennero e ci siamo fermati la prima notte a Zagrabia. Quest’ultima, una tappa puramente logistica per poi spostarci in un altro paese, Valjevo,  a circa un’ora a sud da Belgrado. In questa città serba, due operatrici di Caritas Valjevo ci hanno spiegato il sistema di accoglienza serbo e la loro esperienza all’interno di un campo. 

Il giorno seguente ci siamo trasferiti a Belgrado dove abbiamo conosciuto una realtà un po’ più colloquiale che si occupa di fornire attività e sostegno ai ragazzi ospiti nei campi.

Trasferendoci sul confine serbo – croato abbiamo potuto conoscere le storie ed i volti di questi ragazzi.

J: Come per gli altri gruppi, la rotta francese è iniziata dal Brennero. Nella nostra prima tappa, Sanremo, alcuni ragazzi hanno inquadrato la situazione della frontiera Italia – Francia, sul Focus Ventimiglia. Proprio a Ventimiglia, abbiamo conosciuto una ragazza che ha accompagnato ed aiutato il nostro gruppo ad attraversare la frontiera in diversi modi. 

Per oltrepassare la frontiera, abbiamo attraversato la statale sopra Ventimiglia. Qui siamo stati fermati e sottoposti a controllo da parte delle forze dell’ordine francesi. Abbiamo inoltre varcato la frontiera in treno, facendo Ventimiglia – Mentone, per poi prendere l’autostrada (a differenza dalla statale non è avvenuto nessun controllo da parte delle forze dell’ordine transalpine). Terza tappa Calais. Una tappa fondamentale ed importante. Durante il nostro soggiorno in questa città abbiamo incontrato una associazione impegnata nella distribuzione dei pasti (colazione e cena) ai migranti.  Un’ operazione “improvvisata” poiché in Francia non è consentito l’avvicinamento dei migranti da parte dei cittadini francesi. Lasciata la cittadina di Calais abbiamo raggiunto Bruxelles e Francoforte dove abbiamo visitato le sedi delle istituzioni europee.

N.:La rotta balcanica è iniziata in provincia di Udine con un momento di formazione riguardante l’accoglienza sul confine. Durante questo incontro abbiamo approfondito il boom del fenomeno migratorio con il conseguente aumento delle jungles, boschi e fiumi dove i migranti soggiornano in condizioni di precarietà. 

Abbiamo proseguito il viaggio alla volta di Belgrado. Nella capitale serba esistono solo due campi governativi che ospitano i migranti che prima dormivano nei parchi della città. Trasferendoci sul confine serbo – ungherese abbiamo visto i campi detentivi, dove il filo spinato regna sovrano. Ci siamo spostati poi verso il muro che blocca il passaggio dei migranti verso l’Europa. Parlando con loro abbiamo riscontrato una difficile situazione: i migranti che decidono di oltrepassare il muro sono soggetti a violenze da parte delle forze dell’ordine che sorvegliano la zona con i cani (alcuni migranti avevano delle ferite da cane).

Ci siamo trasferiti in Austria, in particolare a Vienna. Abbiamo conosciuto una associazione che opera nel campo del trauma migratorio. E sempre nella capitale austriaca abbiamo parlato con dei migranti che per ragioni burocratiche molto lunghe sono in attesa di lavorare.

Cosa vi ha lasciato questo viaggio. Emotivamente parlando.

L. & T. : Emotivamente parlando ma anche personalmente, questa esperienza mi ha lasciato diverse storie di vita che hanno segnato la nostra di vita. Nello specifico quello che mi sento di riportare è che le persone che incontravamo volevano innanzitutto raccontare la loro esperienza per far sì che noi fossimo un megafono sul mondo, riportando la loro esperienza. Noi abbiamo il compito di riportare a tutti il nostro viaggio per mettere in moto degli ingranaggi che vadano a sovvertite questo stato di cose.

J.: Mi ha lasciato un filo di senso di colpa perché nel mio piccolo non riuscirei a cambiare la vita di queste persone. Dall’altra parte sento ottimismo perché abbiamo visto tantissime persone e realtà che sono, nel loro piccolo, riuscite a cambiare l’esistenza di tante persone in viaggio.

N.: Un’esperienza che mi ha lasciato tristezza e rabbia. Ciò che abbiamo visto è una mancanza di diritti per delle persone uguali a noi. Loro non hanno niente di diverso rispetto a noi, l’unica cosa è che non hanno un documento di riconoscimento che li lascia liberi di attraversare. 

 
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