"Sono così indie" presenta: Maria Antonietta in secret concert a Vicenza, 29 aprile 2012

"Sono così indie" presenta: Maria Antonietta in secret concert a Vicenza, 29 aprile 2012
Vicenza, amena cittadina veneta gravida di opere incompiute del Palladio, non ospita di frequente i nostri idoli indietaliani (neologismo di incerta origine). Immaginerete la nostra sorpresa quando una missiva elettronica giunse ad informarci dell’imminente esibizione di Maria Antonietta in un “secret concert” proprio ai piedi dei colli berici. Ma cosa sono i secret concerts? L’abbiamo chiesto a Letizia Cesarini fra un autografo e l’altro, prima dell’inizio del concerto. Ella, nonostante fosse alla disperata ricerca d’un bicchiere d’acqua, con grazia ci narrò della prima volta in cui partecipò a tal genere d’eventi. Ai tempi, un paio d’anni or sono, si faceva chiamare Marie Antoinette, non si era ancora esibita in pubblico con le canzoni registrate in cameretta e cantava in inglese. Allora, quando ancora myspace svolgeva una funzione sociale degna di nota, nella provincia trevigiana un musicofilo illuminato sentì alcune delle sue canzoni e pensò bene di invitarla, sotto il cappello dell’organizzazione secret concert. Letizia ricorda con imbarazzo, sorpresa e piacere i due giorni che spese in campagna, in un’atmosfera domestica accogliente ai limiti dell’ambiguità, insieme a persone amabili. Quale miglior inizio per il successo che poi è venuto?
 
A Vicenza, domenica 29 aprile, alle ore nove facciamo ingresso nell’atelier di un artista locale, all’interno di un capannone in zona industriale. Tutt’altro ambiente rispetto a quello raccontato da Maria Antonietta; ciononostante, una volta varcata la soglia del capannone, illuminato da candele, ci troviamo subito a nostro agio, fra torte salate e vinelli più o meno pregiati che i partecipanti sono stati invitati a mettere in comune. Quasi dimentichiamo la tristezza per la recente chiusura di un amato locale rock situato lì accanto, il Sabotage Bar. Poco ci riconosciamo nel pubblico, mediamente sulla trentina e piuttosto infighettato, ma questo conta poco, perché si respira a pieni polmoni l’adorazione di tutti nei confronti della protagonista della serata.
La prima ad esibirsi è Sabrina Turri insieme a Regno di Schiena: un duo che ci fa tornare in punta di piedi ai midnineties di Ani Difranco. Cullati dalla delicatezza del duetto, neanche ci accorgiamo che è già giunto il tempo per Letizia di suonare. Con tutta l’umiltà del mondo (esibisce la propria scarsità d’orecchio nell’accordatura), Maria Antonietta affronta i piccoli problemi tecnici, per poi attaccare con “Questa è la mia festa”. In versione solista ed acustica presenta quasi tutti i pezzi dell’album per la gioia dei presenti: nessuno supera i due minuti, nel riadattamento senza gli altri membri della band.
Merita menzione l’esecuzione di «Maria Maddalena», un pezzo energico che vorrebbe dirci: «si può sempre ricominciare da capo».  Impreziosiscono la performance le cover di «Fade into you» dei Mazzy Star e «Dea» degli Afterhours, oltreché l’abbozzo di «Dumb» di Cobain prima di un «pezzo vecchio»: a stupirci è la candida innocenza dei nostri vicini (seppur stagionati) in prima fila, i quali strillano senz’alcuna grazia «ma cos’era questo?».
Innamorati più di prima della Giovanna D’Arco marchigiana, a fine serata proviamo a condurre Maria Antonietta in un tour del centro storico, ma l’establishment alternativo vicentino ci dirotta in un bar di personaggi cattivi che impediranno di restituire un po’ di bellezza alla nostra eroina. Se ancora non avete assaggiato ciò di cui parliamo, andate a recuperarne scampoli su youtube.
 
Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini, nasce a Pesaro nel 1987. Prima o poi diverrà una storica dell’arte, ma per ora ci entusiasma rivisitando l’approccio punk delle rockettare americane degli anni novanta (PJ Harvey e Courtney Love su tutte) nel raccontarci dei suoi tormentati vent’anni. Se avete voglia d’innamorarvi, scovate il suo disco omonimo in qualche anfratto della Rete, o acquistatelo dalla Picicca Dischi di Dario Brunori.
 
I secret concerts sono concerti modello falò che si svolgono in abitazioni private o contesti insoliti, riservati ad un numero limitato di persone – le più veloci che fanno in tempo a prenotarsi. L'indirizzo della location è segreto fino a ventiquattro ore prima dell’evento.

di Luca Baldinazzo

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