Profughi e senza identità: "Voci nella tempesta".

Profughi e senza identità: "Voci nella tempesta".

Questa volta a parlare sono le donne, ne uomini o soldati. Cambia anche lo scenario. Nessuna trincea o campo di battaglia: le voci femminili arrivano dai margini della vita civile, dalle famiglie, città e campagne. Giorno 26 e 27 Maggio, alle ore 20:30, al Teatro Cuminetti di Trento, andrà in scena lo spettacolo della Compagnia Teatrincorso Spazio 14 "Voci nella tempesta", che racconta l'esodo forzato dei trentini, italiani di lingua ma sudditi di Francesco Giuseppe, all'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria. Dunque una visione tutta al femminile, in cui non c'è spazio per la compassione o per il piangersi addosso; queste donne appaiono forti, coraggiose, con uno spirito battagliero che le innalza a modelli esemplari. La fede e l'umorismo con cui riescono ad andare avanti, nonostante tutti gli stenti e difficoltà a sopravvivere, le rendono veri e proprio "soldati" a difesa della civiltà e dell'etica morale.Tre personaggi veri, contemporanei, capaci di parlarci dal cuore ancora adesso, in questo momento storico così confuso e bellicoso. Si era profughi allora e lo si è ancor oggi per molti di noi. La storia continua a ripetersi, il passato si confonde con il presente.

Uno spettacolo che racconta l'essere profughi, ma anche una profonda crisi d'identità, che può far riflettere sulle attuali dinamiche politiche europee e mondiali. L'esodo delle popolazioni trentine è quindi un episodio che diventa universale, che può facilmente paragonarsi all'attuale condizione di profughi vissuta da intere popolazioni e all'idea contemporanea dei centri di raccolta e delle terre di nessuno in cui "ammassare" gente costretta ad abbandonare le proprie case. Un evento della prima guerra mondiale poco conosciuto, che però ci permette di fare riflessioni più ampie sull'identità dei popoli, sugli esodi che ancora segnano la nostra contemporaneità e sul coraggio che le popolazioni possono mettere in atto per evitare il disagio concreto, che ogni guerra genera. 

 

 (Erika Digiacomo)

 

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