Professor Cantautore: Davide Zilli

di Lucia Gambuzzi

Potrebbe essere passato in sordina, ma in uno dei vicoli della rovente Trento, evacuata per le vacanze estive, si è tenuto ad Agosto il concerto del cantautore Davide Zilli - nessuna parentela, per il momento, con Nina - che proprio in questi giorni, invece, presenta al mondo la riedizione del suo secondo album ed il video della sua versione di “E la vita la vita”, celebre brano di Cochi e Renato.

 

Zilli, di nascita piacentina, è stato adottato illo tempore dalla città di Milano, ma lei non ha avuto il coraggio di dirglielo e per questo lui la ama, come fosse la sua vera madre, e fatica a trovarla manchevole o criticabile. Nemmeno alla domanda “Qual è l'aspetto più ipocrita di Milano?” si è scomposto (“I Navigli”). Sceglie di abitare però fuori del centro, come quello che rimira la città dal colle e riesce perciò a sopportarla e non sentirne mai la mancanza allo stesso tempo. Il cantautorato per Zilli è un'occupazione longeva, a testimoniarlo i molti anni di sudati e quotati studi, così come da 15 è professore di Italiano e Storia. La dicotomia “per passione”\”per lavoro” in Zilli non sussiste, perché vive la sua professione con lo stesso ardore con cui si dedica alla musica e non cambierebbe questo stato di cose, nemmeno in una fase post disco d'oro. “I ragazzi in aula sono un pubblico molto esigente: stare dietro alla cattedra mi aiuta a migliorare il mio stare sul palco e viceversa.” ci racconta.

 

Mentre già pensa al terzo album, Zilli pubblica, in esclusiva per il Corriere, il suo nuovo video: nelle immagini, per la regia di Collinelli in collaborazione con il collettivo Terzo Segreto di Satira, il cantautore è affiancato da I Distratti. Siede di fronte ad un piccolo pianoforte, come un novello Schroeder, e sopra escrementi di piccione, come ci confessa: anche in questo contesto convivono di fatto estro musicale e riflessioni letterarie del prof Zilli. Lo testimonia anche il titolo del suo album, “Il congiuntivo se ne va”, che ricorda il titolo del thriller “La strage dei congiuntivi”, di Massimo Roscia, fondamentale collaboratore attuale di Zilli.

 

Il lirismo di questo jazzista, dall'ottimismo sorprendentemente costante, sa toccare le quotidiane e – ben venga – banali frazioni del Reale con un'ironia scanzonata, che di sarcasmo non si contamina quasi mai. Davide Zilli descrive con delicatezza l'amalgama enciclopedica di ciò che osserva (l'apporto innovativo dei suoi studenti aiuta e non poco, così come del resto la sua fama di musicista aiuta lui con loro) e lo fa con un tono di rilassatezza e deliberata incoscienza, che riporta alla mente e all'orecchio atmosfere milanesi passate da sabati italiani, in cui il peggio sembrava essere passato, e autori scelti come suoi numi tutelari (quelli letterari invece? Celine e Calvino ad esempio). Onesto anche con sé stesso, curioso verso il mondo e come caso, semplicemente entusiasta di quello che fa – d'altronde la medietas lui la insegna – e ancor più di quello che accadrà: i neologismi inevitabili della lingua che ama e che insegna ad amare, i concerti in giro per l'Italia, i brani che sta già scrivendo e non dice. L'unica ipotesi che esclude decisamente è quella del pianobar con richieste: sembra che qualcosa sia andato storto, una sera, quando gli è stato intimato di suonare i Pooh.

 

La musica di Davide Zilli – per ricordare le nostre più amate Coinquilini o Mezza Fidanzata – ti fa scrollare le spalle, relativizzare e rilassare anche quando sei immerso nel traffico delle sette, anche quando ti fanno su lo specchietto e ti strombazzano scocciati. Loro, non tu: tu puoi alzare il volume del professor Zilli e addirittura osare sorridere.

 

Dichiarazione di Davide Zilli in merito al proprio video e al concerto a Trento

(Viene pronunciata la parola "punkabbestia")

Dallo Spazio Open di Milano, proprio il 30 Settembre 2015:

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