Poesia istantanea e civile al tempo del coronavirus

Tante le iniziative nate in quarantena che riguardano la poesia, nonostante molte voci ritengano più opportuno il silenzio, per non scadere nella poesia istantanea.

Poesia istantanea e civile al tempo del coronavirus

di Adriano Cataldo

La diffusione del coronavirus ha messo a dura prova lo stile di vita delle persone, con le conseguenti misure di “rarefazione sociale”, e un intero sistema economico. In questo contesto, che parrebbe prescrivere il ripiegamento sul privato, fioccano iniziative culturali e letterarie che hanno lo scopo di mantenere saldi i legami sociali, ma anche di gettare le basi di nuove modalità di interazione. La voce della poesia si è fatta sentire, soprattutto sui social network, nonostante molte voci della comunità poetica ritengano che in questa fase storica sia opportuno il silenzio, al fine di non scadere nella tanto vituperata poesia istantanea.

La fine del mondo?

Interpretare il reale è una necessità degli esseri umani, che diventa urgente quando le categorie interpretative e la stessa sopravvivenza vengono minacciate. In un testo fondamentale del pensiero contemporaneo, Ernesto de Martino (1) individua nella consapevolezza di un mondo “che non deve, ma che può finire” una spinta forte verso la “perdita del centro”. Con questo concetto egli intende le crisi individuali e collettive che vengono affrontate attraverso i riti, che servono a ricreare il senso di comunità, elemento importante della sopravvivenza collettiva.

Le forme di espressione artistico-letterarie non sono immuni da questa tendenza. Spesso, l’arte trova una nuova ragion d’essere nei momenti di in cui gli individui e la collettività sono minacciati. 

Le ultime settimane di diffusione del coronavirus, con le conseguenti misure di “rarefazione sociale”, stanno mettendo alla prova categorie consolidate e pratiche quotidiane. Allo stesso tempo, è minacciato il tessuto produttivo e gran parte del sistema economico.

A questa minaccia, molti hanno risposto producendo canzoni, vignette, ma anche ripensando le forme lavorative e la socialità. Risposte ampiamente coperte dai media nazionali.

Come risposta, molti hanno prodotto poesie. Gli esempi più noti sono a oggi il testo di Mariangela Gualtieri (2), quelli di Franco Arminio (3) e quello letto da Michele Placido (4).

Questa apparente iperproduzione di testi è stata salutata dalla stampa e dalla comunità indistinta dei cittadini come opera necessaria, una voce di speranza per affrontare la crisi e rinsaldare la comunità.

Nella comunità poetica, si sono alzate voci contrarie, sia per mezzo di status sui social sia attraverso interventi più strutturati. In particolare, è stato sottolineato che questo non dovrebbe essere “il tempo della poesia, ma della scienza” e che quei poeti che si sono espressi sul coronavirus e i suoi effetti non erano stati interpellati da nessuno (5).

In un mondo complesso, per chi frequenta la poesia da autodidatta, in prospettiva ibrida e il più possibile inclusiva, entrambe le posizioni possono essere ritenute valide. 

Da un lato, appare ragionevole per un pubblico ampio cercare e avere una voce poetica che racconti la crisi in corso con parole semplici. Ovviamente, semplicità non dovrebbe coincidere con banalità, al fine di non sminuire il messaggio stesso. Guardando oltre la poesia, alcune risposte sono parse eccessive e fuori luogo, per esempio l’esposizione del tricolore dai balconi. 

Dall’altro, appare ragionevole che la difesa delle ragioni della poesia passi attraverso una richiesta di maggiore qualità del testo. Ragionare sulle caratteristiche che debba avere un testo poetico è impresa ardua, perché la cassetta degli attrezzi fornita dalla critica è molto ampia. Per un non addetto ai lavori, risulta ragionevole accettare una prospettiva il più ampia possibile di poesia, “che accetti il proprio essere luogo di un’esperienza con un reale che non si riesce a conoscere ma che si può solo guardare e interpretare attraverso pensati e strutture che sono ereditate, che ci derivano dall’avere cultura e non solo, dal leggere e dall’aver assimilato il ragionare di altri” (6). 

Da questa prospettiva muove questo scritto. La domanda di fondo è: è possibile fare poesia sull’attualità? Il testo prodotto sarà necessariamente “usa e getta” oppure si può situare nello spazio della produzione letteraria destinata a durare?

Per rispondere a queste domande sarà utile dapprima stabilire le differenze tra attualità e contemporaneità, per capire lo spazio di azione delle cosiddette “poesia istantanea” e “poesia civile”.

Contemporaneo a chi?

«Contemporaneo è colui che percepisce il buio del suo tempo come qualcosa che lo riguarda, e non cessa di interrogarlo, contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo».

Questo citazione di Giorgio Agamben è tratta da un dialogo tra Cristiano Poletti e Fabio Pusterla a proposito di “Poesia e contemporaneo” (7). Quanto “proviene” dal tempo può essere definito attualità, la serie degli eventi.

Come individui, siamo inevitabilmente attuali. Questa attualità può essere descritta in diversi modi. Probabilmente, il bisogno di descrivere cresce quando le dinamiche dell'attualità minacciano la comunità degli individui. Questa azione di descrizione dell’attualità si realizza anche per un senso di responsabilità nei confronti della comunità minacciata, che ognuno espleta con i propri mezzi.

Esempi in tal senso sono tutte le azioni prodotte per rispondere alla crisi momentanea dovuta al coronavirus, dagli inni nazionali lanciati dai balconi, le dirette sui social dei vari personaggi dello spettacolo e della cultura.

L’analisi della crisi momentanea può però essere anche fatta in modo diacronico. Ponendo l’enfasi sulla storia, inserendosi in una tradizione e immaginando scenari per il futuro. In tal senso si verifica un passaggio dall’attualità al contemporaneo.

Restringendo il campo alla poesia, tutto ciò che è scritto sul momento, con una forte enfasi sul presente è da intendersi come “poesia istantanea”.

Il contemporaneo è invece il luogo della “poesia civile”. Tornando a Poletti e Pusterla, questo fare poesia consiste nel tirare fuori (“evocare”) qualcosa di originario in forma poetica, che abbia legami con il passato e il futuro. 

Volendo sintetizzare: la responsabilità verso la comunità e la descrizione dell’attualità sono pertinente alla poesia istantanea. 

Quando la responsabilità diventa evocativa e si fa analisi diacronica, entra in gioco la poesia civile.

Poesia istantanea e coronavirus

Come esempi calzanti di poesia istantanea sono stati scelti “Nove marzo duemilaventi” di Mariangela Gualtieri e “Lottare insieme, gioire” di Franco Arminio. Si tratta di testi molto lunghi, che non saranno inseriti per intero in questo articolo. Rimando quindi ai link inseriti nelle note precedenti per la visione d’insieme dei testi. Il testo di Mariangela Gualtieri eccede in una forma dialogica, che potrebbe avere un senso compiuto anche se non andasse a capo.

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

Ci dovevamo fermare

e non ci riuscivamo.

Sono inoltre presenti visioni panteiste (“è potente la terra. Viva per davvero”), definizioni frettolose (“la spazzina morte che viene a equilibrare ogni specie”) e la consueto lista di prescrizioni (“fare per la prima volta il pane”). Risulta poi troppo scontato il finale (“adesso lo sappiamo quanto è triste stare lontani un metro”).

Le soluzioni semplici in termini di immagini (“il virus del denaro”) e le prescrizioni sono alla base anche del testo di Arminio: 

Stare chiusi in casa può essere bellissimo

se siamo pronti a smantellare il rancore,

se mettiamo in quarantena chi è infetto

dal virus del denaro.

La battaglia è solo all’inizio

e parte dallo scandalo quotidiano

del morire.

C’è un solo modo di indignarsi:

lottare assieme, gioire.

Non c’è dubbio che i due testi proposti abbiano significato molto per chi li ha letti. Il testo di Gualtieri ha ottenuto quasi tremila reazioni e condivisioni, è stato inserito nell’editoriale del numero 1349 di Internazionale ed è stato condiviso da riviste di altri paesi. Gualtieri e Arminio descrivono quanto succede, offrono soluzioni collettive e immediate, ricevono ringraziamenti da parte di un popolo che si trova ad affrontare un momento di crisi.

La domanda è però quello che si cerca nella poesia. La poesia istantanea, in tal senso, potrebbe essere vista come una forma di intrattenimento. Un intrattenimento necessario, ma non sufficiente a farsi poesia civile.

Poesia civile e coronavirus

Come esempi di poesie che riguardano il coronavirus e i suoi effetti socio-economici, che possono situarsi nel contesto della poesia civile come definita nei paragrafi precedenti, sono stati scelti arbitrariamente testi pubblicati su quotidiani oppure su blog. Questi testi si elevano rispetto alla poesia istantanea per la loro forza di porre domande sull’attualità e renderla contemporanea.

Il primo testo è di Alessandro Sebastiano Porto, pubblicato su Il cittadino di Monza:

Vivo un comodo esilio,

mentre si tace là fuori.

Si ferma la strada; rallenta

là dentro il reparto un respiro: 

piange sommesso un padre, un uomo,

un bambino, un medico in guerra,

il tempo che attende sospeso

in un pallido sonno. Sospira.

è la pace, fredda, del mondo.

Il ritmo del testo, grazie alla metrica, riesce a creare uno spazio di pace che, seppur imposta con la forza, richiama alla costituzione di una comunità di persone, che sembra descritta come la ripresa di un piano sequenza. Il testo non è di per sé un riferimento alla clausura obbligata dal coronavirus. Si tratta di un’immagine astraibile, utile a descrivere altre situazioni. La citazione pascoliana alla fine del testo si può considerare inoltre come un dialogo con il passato, che reinterpreta il presente.

Il dialogo con il passato è il punto di forza del testo di Alessandro Burbank, pubblicato sulla bottega di poesia de La Repubblica.

Infermiera stremata riposa dopo il turno

di notte. Stare a casa, il decreto, le zone rosse.

I treni presi d'assalto, gli autobus pieni per il sud

a nord le foto delle piste da sci, le code in seggiovia

i pronti soccorso o i pronto soccorsi, la paura

che arriva piano a piccoli morsi e le sirene,

la quarantena per quelli sotto la quarantina,

la quarantena anche per chi ha cinquant'anni,

proteggere i più deboli, limitare i danni, aiutare

i nonni, cambiare le abitudini. Niente baci sulla

guancia, niente abbracci. La festa delle donne.

I puffi in Francia. Era solo un'influenza? Aprire

la finestra per fare corrente. Rimane nell'aria

per 30 minuti, distanza di 4,5 metri nei luoghi

chiusi. A casa da scuola fino ad Aprile, in attesa

di una proroga, i bar rimangono aperti, no

i bar devono chiudere, la cultura non si ferma,

resistenza. La solidarietà verso i lavoratori

della notte, della ristorazione, dei musei

dello spettacolo. Chi consiglia di leggere un libro,

c'è chi ne approfitta e comincia una serie tv,

e chi non legge mai, forse non legge lo stesso.

Hai capito adesso? Che si deve restare a casa?

La ragione arriva più lentamente, nel silenzio,

ma è più costosa. La rivolta nelle carceri

sovraffollate, non possono vedere i parenti.

Lavarsi le mani, lavarsi le mani, lavarsi le mani

e non portarle al viso, seguire le indicazioni

dell'OMS se no è un casino, evitare

le fakenews, salutarsi almeno con il sorriso.

Il presidente: uniti ce la faremo. Si esce

solo per fare la spesa, limitare i movimenti,

se ne esce solo con l'autoisolamento, la fila

ai supermercati, bus e tram per ora garantiti,

finiscono i disinfettanti, c'è il telelavoro così

lo chiamano, la carta igienica, le elezioni

americane, la Turchia 80 mila migranti

siriani verso la Grecia, la violenza fascista

non si ferma, i professori in streaming

da tutto il mondo, cancellati i viaggi, crolla

il prezzo del petrolio, lunedì nero come nel

2008, gli ospedali pieni, la terapia intensiva,

è stabile il paziente uno, stop a tasse e cartelle

fino al 31 Maggio, si ferma il campionato di calcio,

il modulo per l'autocertificazione, i giovani

non sono immuni, le mascherine si indossano

per gli altri, ci vedranno come degli appestati?

le zone arancioni e quelle gialle, staremo a vedere

davanti al computer, la luce artificiale, la musica

e il telegiornale nelle cuffiette, con la testa dentro

la cruna degli occhi, l'Italia che chiude fuori

adesso è chiusa. Scappa una coppia di anziani:

positivi. I morti, i sopravvissuti, i vivi.

L’autore sembra rifarsi alle forme utilizzate da Nanni Balestrini nella “Violenza illustrata”, componendo un testo che mette assieme stralci di discorsi pubblici legati all’attualità. La composizione delle parole rivela in modo deciso un apparente “silenzio del poeta” (8), capace unicamente di prendere atto di quanto accade nel presente, rifunzionalizzandolo.   Il tema del “silenzio del poeta” viene fuori prepotente anche nel testo di Davide Galipò, pubblicato sul suo blog (9).  

Il discorso si riduce all’esso

e l’essere è incerto,

claudicante, rimane in fondo

il coccodrillo, tace, senza

pargoli da sezionare,

né lacrime di cui cibarsi.

Il nuovo eroe è qui, adesso:

guarda, dimesso,

il mondo spegnersi

da un boccaporto

semichiuso

e le sue paure viola

tagliano di netto

con la ricerca,

con lo stile, la parola

da contestazione;

usa – sempreverde –

l’allitterazione

e torna in sella

al suo cavallo:

come soffre,

come sente l’orda

di buoni sentimenti

lo scrittore sensibile

del duemilaventi.

L’autore sottolinea quanto molta scrittura sull’attualità cavalchi i buoni sentimenti, che in momenti di crisi vengono fuori per rinsaldare la comunità. Buoni sentimenti che se non storicizzati rischiano di essere puro maquillage. Un maquillage che secondo alcuni caratterizza anche la poesia istantanea.

Conclusione

In questo scritto ho sostenuto la differenza tra poesia istantanea e poesia civile. La prima descrive quanto vede in termini vagamente poetici. La seconda analizza quanto accade, evocando nel contemporaneo dinamiche passate e future. Entrambe sono però utili, perché da un lato offrono un racconto del presente a cui aggrapparsi, che aiuta a resistere a situazioni di crisi e a rinsaldare la comunità, dall’altro permettono alla comunità poetica di sviluppare strumenti per comprendere passato, presente e futuro. Come gli altri esseri umani, i poeti vivono in sistemi di relazione e, quando hanno qualcosa da dire o scrivere, è preferibile che lo facciano. Questo perché altri non si fanno scrupoli a parlare, spesso senza fondamento. Quanto sta accadendo nel mondo in relazione al coronavirus (la scarsa fiducia nei confronti della scienza, i suoi effetti sulla società, la comunità umana messa a repentaglio, quel “prima gli italiani” che ora suona diversamente tetro rispetto a prima) è da vedere in prospettiva storica e la poesia può giocare un ruolo importante, anche da subito, senza attendere momenti propizi. Importante resta l’enfasi sul ruolo civile che hanno poeti e poetesse, membri attivi di un luogo fisico e virtuale che dovrebbe essere il più possibile caratterizzato da un’unione consapevole. Un aspetto fondamentale da tenere a mente, visto che di divisioni e troppo facili unioni si nutre ampiamente questo corpo sociale disfatto.

 

Note:

  1. Ernesto De Martino, La fine del mondo, Einaudi, pagine 69-76
  2. https://www.fanpage.it/cultura/coronavirus-e-lockdown-la-stupenda-poesia-di-mariangela-gualtieri-nove-marzo-duemilaventi/
  3. l profilo facebook di Arminio ha proposto diversi testi sul tema e risulta difficile prenderne uno come riferimento. Per lo spazio ridotto di questo post è stato scelto questo testo: https://www.facebook.com/francoarminio/posts/d41d8cd9/3314200208594462/
  4. https://www.ilsussidiario.net/news/michele-placido-poesia-sul-coronavirus-video-testo-di-speranza-contro-covid-19/1995918/
  5. Gilda Policastro, “L’ostilità della Natura e il silenzio del poeta”, Repubblica 15 marzo 2020.
  6. https://www.nazioneindiana.com/2020/03/14/la-radice-dellinchiostro/#carlo-selan
  7. http://www.leparoleelecose.it/?p=37225
  8. Gilda Policastro, “L’ostilità della Natura e il silenzio del poeta”, Repubblica 15 marzo 2020.
  9. Il titolo è Quarantena: https://davideidee.wordpress.com/
 

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