Matteo Borzaga, il professor Euregio

Un punto di contatto tra le università dell'Euregio

Matteo Borzaga, il professor Euregio

di Nicola Pifferi

Matteo Borzaga è professore di diritto in tutti tre gli atenei dell’Euregio Trentino Alto Adige Tirolo. Insegna infatti principalmente all’Università degli Studi di Trento, ma anche alla Libera Università di Bolzano e all’Universität Innsbruck. Si potrebbe quasi definirlo un “professor Euregio”. Scherzando, dice di passare la maggior parte del suo tempo sui treni della linea del Brennero. In tutto questo via vai, ha trovato il tempo di partecipare alla quinta edizione del Festival della Gioventù dell’Euregio. Il festival che unisce 90 ragazzi da Trentino, Alto Adige e Tirolo austriaco in una tre giorni di consultazioni e divertimento.

Lei ha provato l’esperienza di insegnare in tutte le università dell’Euregio. Cosa vuol dire, simbolicamente? Cosa sta diventando questa “Grande Università dell’Euregio”?

La possibilità che mi è stata data di lavorare nelle tre università dell’Euregio mi ha arricchito veramente molto perché ho potuto conoscere due realtà nuove, diverse, oltre a quella che già conoscevo, ovvero quella di Trento, dove ho compiuto i miei studi e dove lavoro principalmente. Mi ha consentito quindi di avvicinarmi a diverse realtà, diversi corsi di studio, diversi approcci, anche dei colleghi e naturalmente questo è arricchente non solo dal punto di vista didattico, perché ho l’occasione di insegnare in diverse lingue, ma anche dal punto di vista della ricerca scientifica, quello in cui, come professori, siamo naturalmente anche impegnati. Aprirsi quindi ai diversi territori dell’Euregio significa anche fare attività di ricerca insieme a dei colleghi che prima non conoscevo.

La collaborazione tra i tre atenei non è così storica: si parla di tre anni. Come è iniziata questa collaborazione? Quali sono i primi progetti e i prossimi passi?

La collaborazione è iniziata essenzialmente per volontà politica, si è ritenuto che l’Euregio dovesse ampliare i propri orizzonti e coinvolgere anche le università, c’è stato quindi un accordo che è stato sottoscritto dai ministri dell’istruzione di Italia e Austria e si è cercato di creare una sorta di framework giuridico che desse la possibilità di avviare l’iniziativa. È un progetto ancora giovane e nascono proprio ora le prime occasioni di collaborazione che implicano, ad esempio, la mobilità degli studenti. Bisogna puntare a rafforzare ancora di più questa cooperazione; ci sono, ovviamente, una serie questioni problematiche che vanno affrontate: un po’ di ostacoli giuridici, perché stiamo parlando di realtà universitarie che si situano in due Stati diversi, ma anche una questione più di carattere generale che implica proprio il fatto che siano gli stessi professori a doversi impegnare perché lavorare su più università non è affatto semplice e porta via anche molto tempo. Deve proprio venire dal basso, dai docenti che si mettono d’accordo, che cercano di collaborare, di offrire dei corsi, ma, ricordiamocelo, non è facile.

Dopo aver partecipato al Festival della Gioventù del GECT e aver parlato con più gruppi di ragazzi, quali sono le tematiche che più possono interessare ai giovani dell’Euregio? Di cosa si è parlato?

Credo che la preoccupazione fondamentale dei giovani dell’Euregio, così come di tutti i giovani, sia quella di fare una scelta universitaria coerente con anche le esigenze del mercato del lavoro. La domanda continua è: “dopo aver finito il mio percorso di studio, troverò un lavoro?”. Al di là del territorio dell’Euregio, che può essere considerato un ambito felice sotto diversi punti di vista, sembra ci sia la voglia di trovare e sfruttare in modo positivo la vicinanza tra realtà anche molto diverse, soprattutto dal punto di vista linguistico, ma anche economico, per potersi arricchire. Alla fine proprio questo è il valore aggiunto del GECT e delle sue attività.


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