"L'apertura" del muro di Berlino

"L'apertura" del muro di Berlino

di Michele Citarda

I tedeschi quando parlano di quanto accaduto la sera del 9 novembre 1989 non parlano solitamente di “caduta” del muro di Berlino ma di Öffnung, di apertura. Una scelta terminologica che ben fa intendere la concezione che sta dietro all’avvenimento dal punto di vista dei cittadini tedeschi che vedevano finalmente concretizzarsi la speranza di una Germania nuovamente unita.

Ma qual è il valore dei fatti susseguitisi dopo le parole del portavoce Shabowski per uno studente universitario figlio degli anni ’90 e ormai anche del terzo millennio? Sicuramente vi sarà l’approccio storico. Si pensi, a titolo esemplificativo, che la caduta del muro di Berlino, insieme alla dissoluzione dell’Urss, è considerata da Hobsbawm la conclusione del celebre “secolo breve”.

Un giovane universitario a meno che non abbia studiato storia contemporanea o abbia avuto uno smodato interesse per la storia recente europea, e tedesca nello specifico, non avrà nel suo bagaglio culturale molte informazioni. Insomma, ci si potrebbe appostare fuori dalle facoltà facendo un sondaggio su quanto gli studenti effettivamente conoscono di quegli avvenimenti. Lo studente medio potrebbe conoscere poco o nulla. Questa ipotesi deve considerarsi una sorta di provocazione. È forse proprio nel fatto che le giovani generazioni non conoscono le condizioni politiche e geopolitiche che facevano da cornice al Berliner Mauer che risiede la più grande eredità di quei fatti. Il non conoscere approfonditamente uno degli avvenimenti più importanti del ventesimo secolo rappresenta già di per sé una grandissima conquista.

Un giovane europeo, infatti, potrà porsi nell’ordine di idee di immedesimarsi in un tedesco di Berlino ante caduta del muro e immaginare cosa avrebbe comportato vivere subendo quelle costrizioni. Oppure, potrà restare inerme di fronte ad una propria e personale aspirazione di visitare un luogo della stessa città finito per essere precluso, non ricordarsi luoghi non più visitabili o peggio, non poter più vedere amici o parenti.

A distanza di trent’anni, un giovane universitario, abituato a viaggiare in tutta Europa, non sa che una volta serviva magari il foglio di via per andare all’estero o, per esempio, non deve fermarsi obbligatoriamente in dogane per la maggior parte dei confini europei.

Forse, appunto, dare tutto ciò per scontato e considerare l’apertura, o la caduta del muro che dir si voglia, cristallizzata nel tempo e nella storia è la più grande conquista e la più importante eredità di quella sera autunnale.

 

 

 

(fonte immagine: berliner-zeitungen.de)

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