La nuova rubrica di SanbaRadio: Il Carrozzone!

Il Coronavirus sale sul nostro Carrozzone e ci dirigiamo verso un’Italia spaventata

La nuova rubrica di SanbaRadio: Il Carrozzone!

di Martina Bartocci

Quello che segue è il primo articolo (meramente introduttivo) della nuova rubrica di SanbaRadio, dal titolo “Il Carrozzone”. Lo so, è un nome insolito! Ad alcuni ricorderà una canzone di Renato Zero, ad altri gli spettacoli del circo, ad altri ancora un modo dire scanzonato. Ebbene, questo titolo non è stato scelto a caso! Il termine “carrozzone” denomina una vettura di grandi dimensioni, ospitante molte cose e persone. In senso figurato, questa parola indica un insieme di provvedimenti ministeriali disorganici e contraddittori. La mia rubrica, seguendo una cadenza mensile, si propone di essere proprio “un carrozzone”: racconterò e commenterò l’attualità e la politica del nostro Paese, senza seguire necessariamente un filo conduttore. Accoglierò gli argomenti più disparati, sceglierò l’evento più significativo, il provvedimento più interessante o semplicemente il più chiacchierato. Passeremo dalla salute, all’istruzione, alla giustizia con l’obiettivo di guardare sempre le cose da un punto di vista diverso. La speranza è di offrivi una lettura chiara, piacevole e proficua (E che Dio me la mandi buona)!

Il mese di marzo conosce un solo nemico ed il suo nome è Coronavirus! Questo microrganismo così "regale" ha invaso i servizi dei telegiornali, le storie Instagram e soprattutto le case di migliaia di italiani. L’Italia del 2020 ricorda molto l’Atene del 430 a.C., la Milano del 1630, la Cina del 1957. Le epidemie (pandemia nel nostro caso!) fanno parte della storia dell’uomo e ciclicamente si ripropongono. In un’epoca in cui persone come Peter Scott-Morgan trasferiscono le proprie funzioni cerebrali su un avatar, al fine di diventare “eterne”, sembra impensabile che la natura riesca ancora a fermare l’uomo. “Fermare”: un termine davvero sconosciuto al giorno d’oggi! Se ho un impedimento e non posso andare al lavoro, c’è lo smart working che mi permette di essere operativo; se ho dei figli piccoli e non posso pulire casa, c’è Youtube Kids che pensa ad intrattenerli; se non posso andare all’università, c’è un registratore vocale o una videolezione che mi permette di recuperare. Tutto è a nostra disposizione pur di non fermarci: bisogna produrre, farlo in fretta e farlo bene. E’ in questo delirio di onnipotenza che la natura interviene per ricordarci chi tiene le redini. Il riequilibrio di forze portato dal Covid-19 spodesta l’uomo e lo rende vulnerabile. Le persone affollano i supermercati per accaparrarsi l’ultimo pacco di pasta; inizia l’esodo da una regione all’altra in cerca di un volto familiare; tutti si improvvisano virologi; medici e infermieri, stremati, non sanno quale paziente curare prima. Il governo è totalmente in confusione: emana una serie di decreti a singhiozzo e si susseguono affermazioni discordanti. Siamo passati dal: “Ma che vogliamo fare dell’Italia un lazzaretto?!” alle misure di contenimento del Dpcm dell’11 marzo scorso, al Presidente della provincia autonoma di Trento che, anche in una situazione emergenziale, pensa ad una politica escludente. E noi studenti di Unitn? Anche noi abbiamo avuto voce. Prima che venisse disposta la chiusura dell’università, sulle pagine social si sono susseguite molte discussioni. C’era generalmente la “compagine più disinvolta” vogliosa di riaprire l’università, di organizzare feste, di tornare alla normalità e la “compagine più spaventata” (o più prudente) favorevole alla chiusura preventiva. Opinioni discordanti, tutte sostenute da innumerevoli motivazioni, che oggi devono riunirsi in un solo motto: #iorestoacasa. Il Paese è ufficialmente fermo e non possiamo che accettare questa grama situazione. La natura ha vinto e i laureati del mese di marzo ne sanno qualcosa!

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