La lingua della Brexit: "exit" significa "uscire"

L'intervista alla dott.ssa Jemma Prior, docente di inglese a unibz

La lingua della Brexit: "exit" significa "uscire"

di Vicky Rabensteiner, Ufficio Stampa unibz

Cittadina britannica, la dott.ssa Jemma Prior, insegna alla Libera Università di Bolzano inglese specifico per l'Economia (oltre a per le Scienze e per il Design). È inoltre ricercatrice, sempe a unibz, proprio nel campo della linguistica.

Il Regno Unito ha deciso di abbandonare l'Unione Europea. Come giudica la Brexit?

Sono devastata. L'impensabile è diventato realtà, e il Regno Unito ha preso la più grande decisione politica di una generazione basandosi solo sulla retorica del tema dei migranti. Pensare, poi, che non c'è assolutamente nessun piano su cosa succederà adesso, dopo il voto, mi sciocca completamente.

L'intera campagna è stata chiamata "Brexit", quindi inevitabilmente sbilanciata verso l'uscita dall'Unione Europea. Lei pensa che questo abbia influenzato gli elettori?

Decisamente. Il mio lavoro si basa sullo studio della lingua e capisco quanto le parole possano cambiare come le persone guardano al mondo. L'intera campagna era distorta: il "Sì", per molti il voto positivo, era per l'uscita dall'Unione. La campagna del "Remain", così era chiamata, è sempre stata, invece, in una posizione di inferiorità, in quanto vista come il "contro", il che è ridicolo.

Lei ha deciso di lavorare in Europa continentale. Come pensa sarà influenzato il mercato del lavoro dalla decisione del Regno Unito?

Allora, è molto difficile dare risposta a questi quesiti, perché ciò che succederà adesso è poco chiaro e difficile da prevedere. È probabile che i cittadini europei avranno bisogno di un permesso di lavoro e, potenzialmente, di un visto per stare e lavorare nel Regno Unito, e lo stesso varrà per i britannici in UE. Questo avrà un impatto negativo enorme su uno dei principi fondanti l'Unione: la libertà di movimento. Non so se il tutto cambierà la situazione delle persone che già vivono e lavorano dall'altra parte della Manica, ma tutto ciò creerà sicuramente problemi per le generazioni più giovani, che vorrebbero gli stessi privilegi che io stessa e molti altri abbiamo avuto. Lo sapeva che Londra è la terza città "italiana" dopo Roma e Milano per grandezza? Ci sono più di mezzo milione di italiani che vivono e lavorano a Londra. Qualsiasi cosa accada, avrà un impatto negativo.

La Brexit cambierà il Suo stile di vita?

No, l'impatto sulla mia vita non sarà particolarmente importante: a marzo, infatti, ho ottenuto la cittadinanza italiana e rimarrò quindi una cittadina europea. Adesso ho due cittadinanze quindi sono a posto anche nel Regno Unito. Nel breve termine, sarà per me più economico tornare in Inghilterra che, pensando solo a me, è una cosa positiva. Un'area in cui potrebbe cambiare qualcosa è quello delle pensioni: veramente non so cosa accadrà se dovessi decidere di andare in pensione in Gran Bretagna dopo aver pagato all'INPS i contributi per molto. Ma manca ancora molto tempo.

Lei lavora alla Libera Università di Bolzano. Con la Brexit gli studenti europei si vedranno raddoppiate le tasse universitarie in Regno Unito. Quale pensa sarà l'impatto sulla scena accademica inglese?

Mi pare di aver letto che il 20% degli sudenti delle università britanniche sono studenti europei, sia in Erasmus, sia come studenti regolari. Ovviamente se le tasse aumenteranno, raggiungendo quelle pagate dagli studenti non-UE, le università britanniche diventeranno meno interesanti. Ciò porterà a un numero sempre minore di studenti europei e quindi, di fatto, un minor gettito economico per le università, che già oggi sono in difficoltà per i tagli al budget.
Inoltre, le università britanniche perderanno il beneficio della diversità culturale degli studenti: questo porterà a un restringimento della diversità culturale del Regno Unito in quanto tanti studenti, dopo l'università, si fermano in Gran Bretagna per lavoro o per ricerca.

I media parlano di un'onda in arrivo sui mercati globali. Cosa ne pensa?

Allora, la sterlina giovedì sera alle 22:00 valeva $1,50, poi alle 6:00 di venerdì era già a $1,33: mai la sterlina aveva visto una caduta di questo tipo. Tutto questo prima ancora dell'apertura delle borse! Dobbiamo essere tutti pronti a un periodo difficile, causato dalla maggioranza degli inglesi, che hanno creduto alla demagogia di Nigel Farage e di Boris Johnson. (n.p.)

Testo originale in lingua Inglese.

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