L’Austria non ha capito che significa Unione Europea

L’Austria non ha capito che significa Unione Europea

di Nicola Pifferi

Al Brennero stiamo vedendo una delle scene più imbarazzanti e tristi della politica europea. Una sezione della politica austriaca decide di andare contro un Trattato dell’Unione con il solo obiettivo di accontentare una fascia della sua popolazione, in modo da favorirsela alle elezioni. Il vero problema, ad un’analisi politica, non è però l’azione in sé, che rimane oltremodo preoccupante, ma il risultato di questa.

Perché sembra incredibile ma sta funzionando! Il sistema di promettere uno Stato più autoritario e separato dagli altri Stati europei, che sia in grado di fermare “l’ondata di migranti”, ha fatto esprimere il popolo austriaco, al primo turno delle elezioni presidenziali 2016, in favore del candidato più di destra. Nessuno si aspettava un risultato così eclatante per il candidato Norbert Hofer, appunto della Freiheitliche Partei Österreichs (Partito della Libertà Austriaco), partito che, pur essendo stato fondato nel 1956, non è mai stato al potere, avendo sempre il popolo austriaco optato per partiti più di centro sinistra. Proprio sulla base di questo legame storico, il favorito di queste presidenziali, che arrivano a due anni dalle politiche del 2018, era il candidato dei Verdi Alexander van der Bellen che è stato distaccato di 15 punti da quel 35% inaspettato.

Adesso si va al ballottaggio e, se Hofer è convinto di riuscire a coronare il suo sogno di diventare presidente, c’è da sperare che, visto che nessun partito ha intenzione di dare indicazione di votarlo, sia van der Bellen, sostenuto da –bene o male- tutti gli altri, a vincere queste elezioni al sapore di mid-term elections, che hanno già “scombussolato” abbastanza la nostra calma.

Intanto, al Brennero, ieri la Polizia Austriaca, nella fattispecie quella tirolese, ha presentato ai giornalisti di mezza Europa il piano di chiusura del confine: una barriera lunga 250 metri che taglierebbe ferrovia, autostrada e statale. Sì, taglierebbe, il condizionale non esprime una speranza infondata, perché sembra che ci sia ancora margine di trattativa: per adesso, anche se la data non è ancora certa, si parte con dei controlli lungo la strada e a bordo dei treni che sì rallenteranno il traffico (è previsto un limite dei 30 km/h) ma non lo fermeranno completamente. Per quanto riguarda, invece, la barriera metallica, la mossa, politica, ha il sapore di un ricattino: “Se non ci permetterete di fare controlli sui treni già da Fortezza [che si trova a quattro stazioni dal confine, per chi non fosse pratico della linea del Brennero], saremo costretti ad intervenire subito dopo il confine”.

Ora la domanda, che si trasforma quasi in una speranza, rimane una sola: è solo una mossa politica? Possiamo pensare che, finito questo brutto periodo di elezioni, si possa tornare a vedere il valico del Brennero libero da qualsiasi blocco? C’è da sperare che gli austriaci siano pronti a ritrattare e a dirci: “Ah, ah, stavamo scherzando! Simpatici, vero?” Su come sia il caso di rispondere, libertà alle Istituzioni, convinti che si ricordino che il Brennero è più bello così, aperto, attraversato dai treni dell’Euregio Trentino-Alto Adige-Tirolo e simbolo di una regione riunita dopo molti anni difficili.

Sta di fatto che, come ha bene scritto Reinhard Göweil, capo redattore della Wiener Zeitung di Vienna, superato il momento difficile di gestione dei flussi migratori e ritrovata la pace a cui tutti siamo abituati, l’Europa si ricorderà benissimo che, alla prima difficoltà, la prima a scappare e chiudersi a riccio è stata la piccola Austria e, a seguire le mode degli ultimi tempi dei politici italiani ci potrebbe venire voglia di rispondere così a eventuali richieste: “Ciaone, Austria, ciaone proprio!”

Immagine: Spinoza.it

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