Il viaggio ai confini del mondo con Neri Marcorè, Ferdinando Boero e Christian Casarotto.

Il viaggio ai confini del mondo con Neri Marcorè, Ferdinando Boero e Christian Casarotto.

Il 3/5 in Auditorium Santa Chiara Neri Marcorè insieme ad altri ospiti importanti ha presentato la prima italiana dello spettacolo “Ai confini del mondo”.

Intervallato da vivide coreografie, Michele Lanzinger, direttore del Muse, ha condotto lo spettacolo partendo da un’”intervista impossibile” a Charles Darwin, impersonato da Marcorè, facendoci divertire con aneddoti della sua infanzia, guidandoci nell’esplorazione della Patagonia del 1833.

Riflettendo sulla parola “civilizzazione” e su cosa stiamo facendo al nostro pianeta, Darwin/Marcorè si è ricollegato magistralmente a quanto detto qualche giorno prima proprio su quel palco da Don Ciotti e Mercalli: quanto sia importante sviluppare una conoscenza, una responsabilità, personale.

In seguito ha continuato parlando dei Fueghini, della storia della Terra del Fuoco e della felicità come indicatore del successo biologico della popolazione vivente nel più inospitale dei territori sulla Terra.

A conclusione dell’intervista, è stato ricordata l’estinzione della cosiddetta civiltà del fuoco, i Selknam, spazzati via dall’arrivo dell’uomo bianco grazie alla struggente danza di Seydi Rodriguez Gutierrez e del gruppo “Ritmomisto”.

Con Ferdinando Boero, professore di zoologia e biologia marina all'Università del Salento, si è chiarito il senso di celebrare Darwin e la sua teoria dell’evoluzione nonostante il tentativo della Moratti di cancellarla dai programmi scolastici: se la rivoluzione copernicana ha spodestato l’uomo dal centro dell’universo, la teoria di Darwin l’ha rimesso nella natura, al pari degli altri esseri viventi, e questo non è stato ancora accettato dalla cultura contemporanea.

Neri Marcorè, ritornato sul palco, ha letto dei brani di Padre Alberto Maria De Agostini, religioso dei primi del ‘900 appassionato di fotografia e alpinismo, che sostenne e intraprese la storica scalata al Monte Sarmiento degli anni ’50 e filmò il territorio “ai confini del mondo” nel docu-film che ha aperto la 64a kermesse trentina: “Terre Magellaniche” (1933).

Ha concluso l’intervento didattico Christian Casarotto, geo-morfologo del Muse, raccontando in modo appassionato la morfologia del Cile e della Terra del Fuoco, i rischi che hanno corso gli avventurieri di ogni tempo per sfidare la sua natura e il pericolo che si abbatterà sull’ecosistema globale se i ghiacciai eterni della regione saranno intaccati ancora dal surriscaldamento globale.

L’esibizione del gruppo folk cileno Hueñihüen ha ringraziato la platea con una danza popolare dove si potevano vedere tutte le anime del Cile, da quella sopravvissuta al dominio europeo a quella odierna, risultato della commistione di etnie e culture differenti, un arricchimento per la cultura del mondo.

di Federica Falvino

(foto Filmfestival)

 

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