Il Carrozzone #2. Denunciare la Cina: si può fare?

Lo Stato del Missouri fa causa alla Cina, accusando il governo di Pechino di non aver fornito informazioni corrette e tempestive.

Il Carrozzone #2. Denunciare la Cina: si può fare?

di Martina Bartocci

Continuiamo il nostro viaggio sul carrozzone e oggi, a salire a bordo, è un’altra delle numerose conseguenze del Coronavirus: la caccia agli untori!

Il nostro pianeta è ormai fermo da giorni. La quarantena non consente spostamenti ingiustificati, non ci permette di frequentare luoghi affollati e, soprattutto, ci impedisce di lavorare. Tutto ciò, sebbene sia necessario per frenare l’avanzata del virus, ha delle notevoli ripercussioni in ambito economico. Quella che attraverseremo viene definita dal Financial Times come la “crisi peggiore dalla Grande Depressione del 1929”. Come ogni momento di difficoltà che si rispetti, non mancano episodi di disperazione e di rabbia. Rabbia che, inevitabilmente, tende a puntare il dito contro qualcuno o qualcosa. Tante domande serpeggiano nella nostra mente: sarà stato il pipistrello a diffondere il virus? Il Covid-19 è stato segretamente creato in laboratorio? Ma soprattutto, chi è il responsabile? Chi possiamo denunciare per avere giustizia?

A quest’ultima domanda sono ormai in tanti ad aver risposto e sul banco degli imputati non può che esserci la mistica terra orientale da cui tutto è partito. Seguendo questa linea di pensiero infatti lo Stato del Missouri ha denunciato la Cina, accusando il governo di essere stato poco chiaro nel comunicare i dati del Covid-19. Eric Schmitt, procuratore generale dello stato americano afferma: “Il governo cinese ha riportato informazioni errate sulla trasmissione del virus da uomo a uomo e in più inizialmente ha riportato il falso sui contagi. Hanno punito chi ha tentato di dire la verità e l’impatto è stato devastante.” Il Missouri chiede un risarcimento non specificato per la perdita di vite umane e gli ingenti danni economici subiti. Dinnanzi ad un caso del genere non possono che sorgere alcune domande:

  1. Su quali basi giuridiche si può intentare un’azione legale contro la Cina? Le norme alle quali si appiglia lo Stato del Missouri sono gli artt. 6 e 7 del Regolamento Sanitario Internazionale del 2005, adottato in seno all’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’art.6 in particolare prevede “la notifica all’OMS, entro 24 ore dalla valutazione, degli eventi che possano costituire all’interno del proprio territorio un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale”.
  2. E’ possibile che uno Stato citi in giudizio un altro Stato? Beh, la risposta a questa domanda è tendenzialmente negativa. Nella Convenzione del Consiglio d’Europa sull’immunità degli Stati del 1972, è sancita l’immunità degli Stati dalla giurisdizione civile di altri Stati. Dunque, per dirla in parole semplici, nessuno Stato può portare in tribunale un altro Stato, se non in determinati casi che rappresentano delle eccezioni (eccezioni nelle quali il fenomeno Coronavirus non sembra rientrare). Inoltre, qualora la controversia proseguisse, dovremmo interrogarci anche sul foro di competenza: forse la Corte internazionale di giustizia?
  3. Quale sarebbe il risarcimento più consono da chiedere alla Cina? La vita umana non ha prezzo, pertanto monetizzare i danni causati dalla pandemia è davvero difficile, se non impossibile. Il diritto internazionale tuttavia prevede che, qualora la somma di denaro sia incalcolabile, si possa arrivare anche ad un risarcimento forfettario. Dunque, l’impossibilità di definire una cifra non osta all’ottenimento di un ristoro.

Naturalmente da Pechino è già arrivata risposta e il portavoce del Ministero degli Esteri ha affermato che le misure adottate dalla Cina sono “al di fuori della giurisdizione dei tribunali americani”. Pertanto questa, come tante altre azioni legali che vedono impegnati avvocati in tutto il mondo, sembrano destinate a fallire. Ma soltanto il tempo ci dirà chi l’avrà vinta!

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