I soldi che a Trento mancano per l’università

I soldi che a Trento mancano per l’università

di Matteo Breda

Se da una parte è chiara la situazione di tensione tra la Provincia e le rappresentanze studentesche e d’Ateneo in merito ai preannunciati  tagli alle borse di studio, dall’altra un nuovo acceso scambio di opinioni tra l’Assessora Ferrari e i rappresentanti delle associazioni UDU Trento e UNITiN (Rete Studenti Universitari del Trentino) ci permette di ricapitolare il dibattito, e dare uno sguardo ai temi in campo.

Anzitutto, ciò che preme maggiormente agli studenti: ci sarà effettivamente un taglio alle borse di studio?

Il taglio ai fondi per lo studio, in Trentino, in realtà c’è già stato: dal 2011 infatti la Provincia ha optato per l’autonomia finanziaria in materia di fondi allo studio. Da allora i dati parlano chiaro: senza più i fondi integrativi che forniva lo Stato gli investimenti per il Diritto allo Studio sono passati dai 10 milioni del 2010 ai 6,5 milioni attuali.

Perché allora solo adesso si è scatenato il dibattito?

Poiché nel 2011, quando avvenne la scissione dall’autorità statale, si decise di adottare un nuovo metodo di calcolo per la distribuzione delle tasse e dei benefici agli universitari: era l’ICEF (indicatore Condizione Economica Familiare), un sistema all’avanguardia ideato dal professore di economia Gianfranco Cerea. Nelle parole dei rappresentanti UDU e UNITiN: “finchè c’era l’ICEF la Provincia poteva camuffare i tagli”. Ora tuttavia la Provincia intende adottare un altro metodo di calcolo del reddito, l’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), un sistema in linea con gli standard nazionali e che già sembra dover smascherare il fatto che ci sia un buco da 2,7 milioni di euro negli investimenti per il Diritto allo Studio in Trentino.

Qual’è il ruolo della Provincia nella riforma delle tasse universitarie che entrerà a breve in vigore?

La grande novità dell’anno prossimo non sarà solo il passaggio da ICEF a ISEE: vi sarà anche un rimodellamento totale delle “13 fasce” di reddito in cui ormai ogni studente è abituato ad essere collocato ogni anno; una riforma del sistema che promette di fare pagare il giusto ad ogni studente (se non sapete di cosa si stia parlando clicca qui). Questa riforma è stata un traguardo esclusivo dell’Ateneo e del dialogo che esso ha avuto con le rappresentanze studentesche, un processo in cui la Provincia non ha avuto ingerenze; citando le dichiarazioni di UDU: “non accettiamo che la nostra riforma delle tasse venga usata per addolcire le poco lungimiranti politiche della Provincia in termini di diritto allo studio”.

Cosa accadrà quindi al passaggio da ICEF a ISEE?

Una volta avvenuto il passaggio al nuovo sistema di calcolo del reddito saranno esposte tutte le lacune nei meccanismi di finanziamento allo studio della provincia: se infatti guardiamo ai dati odierni, nulla si può obiettare al numero di studenti a cui fin’ora è stata assegnata una borsa di studio (oltre 3mila lo scorso anno accademico), ma è impossibile negare che le somme conferite fossero inferiori a a quelle previste dai LEP (Livelli Essenziali Prestazioni, uno standard nazionale); contro una borsa di studio di 3.422 euro come media italiana, Trento erogava (sempre in media) 1.837 euro a ogni beneficiario. Ora che è stato necessario adeguarsi ai LEP gli importi delle borse di studio si sono sì normalizzati, ma pure ne sono stati ridotti i beneficiari, conseguenza naturale di una Provincia che non vuole investire altri fondi nel suo sistema universitario. Se da una parte gli sforzi dell’Ateneo hanno permesso a chi avrà un ISEE inferiore ai 26.000 euro di non pagare alcuna tassa, dall’altra parte bisogna scendere fino ad un ISEE di 18.000 euro per avere garantita una qualche borsa.

Riecheggiano allora le parole che il profesore di scienze economiche Enrico Zaninotto aveva già pronunciato nel 2013: “Ci chiediamo quale sia la visione di Università che in questo momento ha la Provincia: Università Europea, aperta al resto d’Italia e al mondo, o Università di provincia, più legata al territorio ma preclusa alle eccellenze e che precluderebbe al Trentino di godere dei quasi 21 milioni di euro l’anno portati dagli studenti”.

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