Gli addetti alle mense universitarie da lunedì rischiano di restare senza lavoro

Al momento niente cassa integrazione né amortizzatori sociali, denunciano i sindacati

Gli addetti alle mense universitarie da lunedì rischiano di restare senza lavoro

Una nuova situazione preoccupante rischia di aggiungersi ai tanti problemi causati dall'emergenza sanitaria in atto: con il cambio di appalto e la chiusura dei ristoranti per gli studenti imposta dal Coronavirus infatti sono ben 48 i lavoratori e le lavoratrici delle mense universitarie che rischiano di restare senza un’occupazione

La denuncia arriva dai sindacati, che chiedono risposte in primo luogo a Risto 3, ma anche a Opera Universitaria e Provincia. La cooperativa specializzata in ristorazione infatti, dopo aver vinto l’appalto per la gestione delle mense, ora temporeggia con le nuove assunzioni, viste le mutate condizioni in cui operano oggi le mense e l’incertezza sulla riapertura delle lezioni universitarie in presenza a settembre.

“Ancora una volta un cambio d’appalto si traduce in uno scarica barile sulla pelle delle lavoratrici", evidenziano i segretari generali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, Paola Bassetti, Lamberto Avanzo e Walter Largher, che chiedono alle parti coinvolte di assumersi la piena responsabilità di questa situazione garantendo continuità occupazionale e retributiva agli addetti, come peraltro prevede il contratto nazionale di lavoro.

“Questa è solo la prima di una serie di situazioni critiche per gli addetti alle mense scolastiche che da qui a settembre è destinata ad esplodere", insistono i sindacalisti: "Per questa ragione abbiamo chiesto alla Provincia un incontro per trovare una soluzione”. La richiesta è quella di allungare di otto settimane la cassa integrazione per questi lavoratori. “La gran parte di loro, come quelli delle mense universitarie, sono fermi da marzo e hanno esaurito la cassa integrazione Covid 19 e non possono essere licenziati fino al 18 agosto. Si trovano dunque senza lavoro e senza alcun sostegno al reddito. Bisogna intervenire subito”.

Un appello che chiama in causa anche i vertici dell’Università di Trento: “E’ importante fare chiarezza se a settembre ripartiranno le lezioni in presenza e in che misura. Non si possono lasciare i lavoratori e le loro famiglie appese ad un filo”.

 

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