Giorgio Poi si racconta alla fine del suo Smog Tour

Giorgio Poi si racconta alla fine del suo Smog Tour

di Michele Citarda

In occasione della terza edizione di Poplar, ai margini della sua esibizione è intervenuto ai nostri microfoni Giorgio Poi che proprio con la data trentina del 21 settembre ha concluso il suo “Smog Tour”.

Ciao Giorgio, hai visto quanta gente a Poplar 2019? Com’è andato il concerto?

È andata molto bene! In realtà non mi aspettavo tutta questa gente.

Hai mai suonato più a nord di Trento in Italia? Hai avuto modo di girare la città?

Non sono mai andato più a nord. Questa è stata la data più a nord. La città l’ho girata poco in realtà, però siamo andati a mangiare in una malga e c’erano le mucche.

Tu sei romano d’adozione però sei nato a Novara. Non ci sono le mucche lì?

A due anni sono andato via da Novara. Ho fatto l’errore di scrivere nella mia biografia “nato a Novara”. Spesso mi chiamano “il cantautore di Novara” ma io Novara non l’ho mai vista, me ne sarò andato via quando avevo circa due anni.

Com’è andato il tour? Poi Tu hai scritto alcune canzoni di “Smog” durante il tour precedente. Hai scritto altro anche durante questo tour?

Bene, abbiamo fatto un’estate molto piena. Questa è l’ultima data estiva salvo qualcosina che faremo prossimamente. Si possono tirare le somme.

No, durante questo tour non ho avuto molte pause. In questi giorni sto scrivendo un pezzo nuovo. Non l’ho ancora detto pubblicamente perché ancora il pezzo non è finito e non esiste ancora.

Magico il momento con Franco126 con cui hai cantato “La musica italiana”. Avevate già cantato insieme?

Sì, l’abbiamo fatto un paio di volte. Quando capita di suonare insieme, lo facciamo. A Franchino poi gli voglio bene quindi è un piacere in più.

A proposito di duetti, se potessi scegliere un artista, chi sarebbe?

In realtà con un sacco di gente. Nel senso che sono talmente tanti gli artisti che ammiro con cui mi piacerebbe collaborare che sceglierne uno è riduttivo per i miei gusti.

Che cosa pensi della nuova scena musicale italiana e degli artisti italiani emergenti al loro primo album? Tu ora sei arrivato al tuo secondo album per la prima volta. Ti senti più maturo?

Eh sì, con i Vado in Messico e i Cairobi (i due progetti precedenti, ndr) abbiamo fatto il disco. Quello con i Vado in Messico era uscito due mesi prima del primo album come Giorgio Poi. È una bella sensazione, adesso inizierò a lavorare addirittura al terzo album. Posso considerarmi un veterano (ride).

Questi artisti emergenti li ascolto abbastanza. Tendo anche ad andare a sentire cose un po’ diverse anche per trarre un’ispirazione un po’ più ampia. Non ascolto moltissimo il cantautorato italiano contemporaneo, lo ascolto un po’. Lo ascolto da libero fruitore e cerco di ascoltare cose diverse.

Ti senti un musicista molto formato? Suonare anche con Matteo Domenichelli (basso) e Francesco Aprile (batteria) fa emergere una ricerca musicale magistrale e matura.

Non lo so, non è un pensiero che faccio. Ognuno fa il suo percorso e penso che sia molto difficile sentirsi arrivati ad una maturazione completa. Spero di non sentirmici mai. Spero di sentirmi sempre alla ricerca di qualchecosa, altrimenti dovrei smettere per forza.

La copertina dell’album l’hai disegnata tu. Sei un artista poliedrico?

Dici che quello è il segnale per essere definito un creativo? (ride) In realtà non avevo mai disegnato prima nella mia vita. Ho iniziato a disegnare questa copertina e poi il book con qualche disegno e grafica.

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