Ginkgo: l’identità culturale come rete senza frontiere

Il progetto della studentessa Yan Su Wang

Ginkgo: l’identità culturale come rete senza frontiere

di Giorgia Roda

Ginkgo è un progetto ideato dalla studentessa cinese Yan Su Wang, che frequenta il master in Design Eco-Sociale a unibz. Si tratta di un gruppo di cinesi di seconda generazione residenti a Bolzano che si occupano dell’organizzazione di eventi per facilitare lo scambio culturale tra la comunità cinese sudtirolese e quella locale. Il focus principale è sulle similarità tra individui di origine cinese ed europea, con la convinzione che l’identità culturale non sia un “contenitore” rigido da cui non si può uscire, ma una rete che include il vissuto unico di ognuno e che ci permette di connetterci con gli altri. Su spiega personalmente la nascita e gli obiettivi del progetto in una breve intervista.

Come è nata l’idea di Ginkgo?

Una volta una mia amica mi ha detto una frase che mi è rimasta in testa per un po’: “Sei veramente europea”. Io volevo capire come fosse possibile che una cinese come me, che ha vissuto in Cina per più di 20 anni potesse essere vista come europea. Volevo capire le somiglianze e le differenze. La cultura cinese di solito è famosa per essere chiusa e isolata, e volevo capirne il perché. Quindi ho deciso di contattare la seconda generazione, che è nata e cresciuta qui, in modo che potesse fare da ponte tra la comunità cinese e quella italiana o tedesca qui. Ma ho realizzato che loro hanno già perso la conoscenza della cultura cinese autentica. Alcuni non parlano nemmeno mandarino. Quindi ho pensato a un progetto transculturale in cui non mostriamo solo la cultura cinese, ma parliamo sia con cinesi che sudtirolesi di un argomento in comune. Per esempio durante l’evento sul San Valentino cinese abbiamo discusso delle differenze nell’uscire insieme e del ruolo uomo-donna nella famiglia. L’idea è di invitare ognuno a esprimere la sua opinione individuale e a comunicare, perché nonostante le influenze culturali ognuno ha la propria idea.

Cosa avete organizzato finora e che progetti ci sono per il futuro?

Abbiamo organizzato diversi eventi collegati a vere feste cinesi, durante i quali abbiamo introdotto anche dei film, che ora mostriamo in delle Movie Night al centro Vintola. Il primo evento è stato appunto il San Valentino, poi c’è stata la Festa della Nostalgia, che in realtà si chiamerebbe festa di metà autunno. In Cina è un’occasione molto importante per far riunire la famiglia. A metà autunno la luna diventa piena, ed è simbolo che anche la famiglia debba essere “piena”, quindi riunita. Durante la cena abbiamo invitato ogni partecipante a scrivere su un foglio la ricetta del loro “cibo della nostalgia”, che porta un ricordo di casa, e poi le ricette sono state scambiate tra i presenti. In Cina le feste non sono religiose, sono momenti da spendere in famiglia. Un altro esempio è il Capodanno cinese, per cui organizzeremo una cena il 15 febbraio. Il film collegato a questo si chiama Last Train Home, ed è un documentario che mostra l’enorme migrazione annuale di persone che da qualsiasi città tornano a casa, un po’ come a Natale qui.

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