Chiocciola, detto, non detto: Te@

Chiocciola, detto, non detto: Te@

 

La “preterizione” è quella figura retorica che prevede, riassumendo semplicisticamente, che chi parla affermi inizialmente di non voler affrontare un argomento e così facendo, in realtà, lo affronti. Così in queste righe non si parlerà di qualcosa di segreto che sta accadendo nella città di Trento, non si parlerà di qualcosa creato dai ragazzi di questa città per i ragazzi di questa città, non si parlerà di un qualcosa che ha per contenuto riflessioni su genere, interculturalità e diversità: temi che a ben vedere restano ancora a oggi nel non detto, nella zona di limbo degli argomenti di nicchia, che lo stereotipo vuole trattati solo da chi di queste “minoranze” compartecipa. L'evento segreto cui siamo stati partecipi allora, come dicevamo, non lo descriveremo ma diremo comunque che ha qualcosa a che fare con con un'associazione culturale, Te@, che deve la chiocciolina del suo nome alla lumaca, animale ermafrodita per eccellenza e simbolo grafico che viene impiegato in scrittura per ovviare la differenza desinenziale maschile e femminile (un equivalente di *, per intenderci). Te@ è nata a Trento nella primavera del 2012, con l'intento di occuparsi in modo attivo e propositivo di questi temi difficili a trattarsi, che catalogheremo in modo generico sotto l'etichetta di “diversità”. Ce lo ha raccontato Chiara, che fa parte di questa associazione e che la ama al punto di chiederci esplicitamente di metterle un freno mentre ci racconta delle loro tante iniziative, tale è il suo appassionato coinvolgimento al progetto. Ve ne riportiamo uno: andare nelle scuole a verificare quanto e come sia radicata la consapevolezza tra i bambini della differenza maschio/femmina. Vi riportiamo allora anche l'esito: << Non così tanto come si potrebbe pensare>> racconta Chiara per Te@, la quale infatti ci spiega come alcuni bambini che hanno partecipato ai loro laboratori educativi siano in realtà molto distanti da pregiudizi legati al genere sessuale. Con lei quindi ci poniamo una domanda metodologica sincera e fondamentale: non è forse che, nel voler prevenire l'inculcarsi di stereotipi connessi alla sessualità, dovremmo invece andare a lezione da chi - con gli occhi dell'infanzia - tutte queste differenze ed ingiustizie non le vede e non le sente?

Allora non vi diremo che l'evento cui abbiamo partecipato ci ha toccati nel profondo, non vi diremo che il merito va anche al genio scrittorio di Elia Nadie e all'associazione Goghi&Goghi, che avete già visto collaborare in occasione della mostra Afterselfie – beyond masks. Non vi diremo in conclusione, che vi consigliamo vivamente di informarvi su Te@ e ciò che sta segretamente portando avanti, non vi diremo infatti che questa esperienza si ripeterà ed anzi si sta già ripetendo. Insomma, noi non vi diremo niente, se non che è stato un onore essere lì, che ne vale la pena e che basta tendere l'orecchio e il cuore, per decidere che nella nostra società si possa parlare di cose così, anche senza negare di starlo facendo. 

 

Lucia Gambuzzi

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